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Case green, arriva la stangata: "Costeranno 275 miliardi ogni anno"

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Pietro Del Leo
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Attenzione, piovono soldi (da pagare) per realizzare le politiche comunitarie green. Ieri, la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, ha fornito un quadro non proprio agevole: «La ristrutturazione degli edifici in Europa ha un divario di investimento di 275 miliardi di euro ogni anno. Senza un finanziamento adeguato rischiamo di mettere a repentaglio gli obiettivi del 2030 e il nostro percorso verso la neutralità climatica entro il 2050». 275 miliardi all’anno, una valanga di denaro che ci fa affondare nelle sabbie mobili del dubbio sulla sostenibilità finanziaria degli obiettivi ambientali. La constatazione della Commissaria viene commentata dal Presidente di Confedilizia (associazione che raduna i proprietari di immobili) Giorgio Spaziani Testa: «Altro che finanziamenti. È ora di aprire tutti, finalmente, gli occhi e prepararsi a una legislatura europea che faccia tabula rasa delle assurdità del green europeo, ripensando totalmente tutte le direttive adottate, a partire da quella che riguarda gli immobili. L’ambiente è una cosa troppo seria per lasciarla ai fanatici».

SOSTENIBILITÀ FINANZIARIA
Già, la direttiva case green. Il governo italiano, in sede Ecofin aveva votato contro, con il ministro dell’Economia Giorgetti che aveva messo in evidenza la difficile sostenibilità finanziaria del provvedimento: «È una direttiva bellissima, ambiziosa, ma alla fine chi paga? aveva affermato il titolare di Via XX Settembre- Noi abbiamo esperienze in Italia in cui pochi fortunelli hanno rifatto le case grazie ai soldi che ci ha messo lo Stato, cioè tutti gli altri Italiani, e diciamo che è un’esperienza che potrebbe insegnare qualcosa». Il tema ha tenuto banco anche ieri. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha osservato: «La recente approvazione della direttiva “case green” in Europa non tiene conto di tutte le esigenze, delle caratteristiche del nostro Paese, anche se è migliorata molto. Un dissenso che abbiamo espresso e argomentato in tutte le sedi, ma che non mette in discussione l’impegno che abbiamo assunto sul fronte della decarbonizzazione e al 2050». E poi ha spiegato: «La direttiva, seppur migliorata, non è adeguata al contesto italiano, dove il 70% dei fabbricati ha oltre 70 anni».

 

 

E poi tocca il punto più doloroso della vicenda. Quella attuale, ha osservato Pichetto, è «una situazione che espone gli italiani a spese rilevanti per l’efficientamento, rendendo l’obiettivo zero emissioni degli immobili entro il 2050 certamente molto più complesso e molto più oneroso», dunque «le nostre azioni dovranno essere graduali al fine di attuare questo percorso con intelligenza. Interventi che devono coniugare gli obiettivi ambientali con la tutela socio-economica degli italiani e delle fasce più deboli». Quanto la prospettiva sia complicata lo ha spiegato anche Renato Loiero, consigliere per le politiche di bilancio del Presidente del Consiglio: «L’Europa deve indicare dei percorsi credibili, efficaci e sostenibili economicamente per evitare anche delle distorsioni in caso di intervento pubblico». E ancora: nel nostro Paese, «secondo dati della Banca d’Italia – ha sottolineato Loiero – su 78 milioni di unità immobiliari, 36 milioni sono abitative e di queste solo 4,9 milioni hanno una attestato di prestazione energetica. Circa l’80% delle case si colloca nelle ultime due fasce di efficienza energetica (classi F e G), per cui si può solo immaginare quali siano i costi di adeguamento secondo gli obiettivi della direttiva».

 

 

PUNTI DOLENTI
La direttiva sulle case green è uno dei punti più dolenti di una politica ambientale a livello europeo molto condizionata dalla presenza in maggioranza dei socialisti, con l’olandese Frans Timmermans (fino a qualche mese fa vicepresidente della Commissione) a lungo portabandiera di una linea molto ideologica, fondata su normative costose e gravose per le singole economie nazionali. Una linea che, dopo gli sconquassi socio-economici portati dal Covid, ha mostrato tutti i suoi limiti e aspetti pericolosi. Tanto che anche anche il Ppe (che probabilmente sarà di nuovo il partito-fulcro nella prossima maggioranza) nel suo documento programmatico al congresso di Bucarest ha messo tra gli obiettivi un cambio di passo, conciliando obiettivi ambientali e un contenimento del loro impatto finanziario. In questo scenario si colloca l’intendimento del governo italiano che, proprio confidando in un orientamento diverso della prossima maggioranza Ue, conta di modificare la direttiva sulle case.

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