Per dare il buon esempio le istituzioni europee hanno deciso che la flotta automobilistica interna utilizzata per gli spostamenti del personale e dei commissari debba essere a emissione zero, ovvero elettrica. La data ultima, secondo il piano improntato 4 anni fa dalla Von der Leyen, è il 2027, e si può dire che le cose sono già a buon punto dal momento che l’80% di 128 tra automobili e furgoni già sono elettrici. D’altronde non potrebbe essere altrimenti visto che per spostarsi nelle zone centrali di Bruxelles, Strasburgo e il Lussemburgo ci si deve adattare alle regole locali che sono particolarmente rigide.
Il problema, fa notare in un articolo Politico, è che molti dei commissari che utilizzano le automobili della flotta interna non ne possono più, dovendo fermarsi nel tragitto tra Bruxelles e Strasburgo, e ritorno, per caricare la batteria lungo un percorso di 440 km per i quali ci si impiega mediamente cinque ore o più, a seconda del traffico sempre molto intenso in prossimità delle due città. Si tratta di uno stop di circa mezz'ora in più, solitamente in Lussemburgo, molte volte in orari serali o notturne dopo faticose giornate di lavoro tra riunioni, votazioni ed incontri vari.
Follia Ue, nuovo piano verde contro la crisi: come ci rovinano
Un giorno di telelavoro obbligatorio, trasporti pubblici più economici e una riduzione diffusa dei consumi, dal r...Capricci da viziati, potrebbe pensare qualcuno, ma se sono loro i primi a lamentarsene, loro che hanno varato le leggi che, pur con qualche allentamento recentemente introdotto, impongono l’elettrico all’Unione Europea, perché mai i cittadini dovrebbero adeguarsi senza fiatare? I commissari, dicono, potrebbero prendere il treno superveloce - che viene spacciato per diretto ma che tra una cosa e l’altra (passa per Parigi) ci mette lo stesso tempo dell’automobile - ma i diretti interessati sostengono che la privacy di una vettura privata permette telefonate delicate e un vagone affollato no. Potrebbero ridurre la velocità per non consumare troppa batteria, ma i tempi si allungherebbero in modo inconcepibile trasformando il viaggio in un’odissea. Insomma, come i comuni mortali anche i commissari vorrebbero tornare al combustibile fossile, o comunque vorrebbero poter scegliere, tenendo conto che tra l’altro tali costrizioni per il loro presidente non valgono. Il motivo? Per il momento sembra non esistano automobili elettriche con il livello di blindatura richiesta. «La Ue faccia meno cose ma le faccia meglio», ha recentemente detto la nostra premier Giorgia Meloni, e l’invito dovrebbe riguardare anche l’elettrico.
Revisione auto, cambiano i controlli: cosa rischiano gli italiani
Cambiano le regole della revisione auto e, come sempre, a trarne danno rischiano di essere gli automobilisti. Bruxelles,...Peraltro quello della spola tra Bruxelles e Strasburgo, già di per sé- anche senza la questione elettrica- un’assurdità conclamata, non è nemmeno l’unico paradosso dell’intera vicenda. Le automobili della flotta Ue infatti, perlopiù di produzione tedesca, in particolare Bmw, Audi e Mercedes, montano diverse componenti di provenienza cinese, in particolare proprio la batteria. Chiamarlo paradosso è persino poco dal momento che a livello politico ed economico Bruxelles ha da tempo, quanto inutilmente, dichiarato guerra a Pechino, ribadendo la necessità di affrancarsi dalla dipendenza cinese in materia applicando restrizioni e dazi. A titolo di esempio basti dire che il colosso cinese CATL è uno dei fornitori di celle e sistemi di batterie ad alte prestazioni utilizzate dalla Bmw, in particolare sui modelli di punta come la serie i7 che risultano nella flotta Ue. Insomma non solo la Ue ci impone di utilizzare l’elettrico di cui i suoi commissari ne farebbero volentieri a meno, ma poi utilizza per la sua flotta anche automobili il cui nucleo funzionale, cioè la batteria, viene prodotto dalla Cina contro cui ha aperto di fatto una guerra commerciale.




