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L'Unione europea così non va: sono necessari debito comune e istituzioni forti

La lettera di Stefania Craxi: per colmare un gap importante accumulato negli ultimi lustri si deve investire in una vera politica industriale
di Stefania Craxivenerdì 29 maggio 2026
L'Unione europea così non va: sono necessari debito comune e istituzioni forti

3' di lettura

Caro Direttore, in un contesto globale segnato da trasformazioni rapidissime e da una competizione sempre più serrata tra grandi potenze economiche, l’Europa deve rappresentare per tutti noi un fattore di potenza per poter competere con attori continentali che dispongono di capacità industriali, finanziarie e tecnologiche imponenti chele singole realtà comunitarie non dispongono. Ma proprio per questo un’Europa che cammina, a voler essere buoni, mentre il resto del mondo corre rischia di diventare un freno, anziché una risorsa. Serve, invece, un’altra Unione, capace di definire vere strategie di crescita, di sostenere le imprese, di investire nei settori strategici e quindi di proteggere i propri interessi e quelli dei suoi cittadini.

Per cambiare davvero passo serve quindi il coraggio di cambiare marcia, liberarsi dai dogmi del passato, rivedere una serie di regole concepite in altri scenari, adattare l’Europa al mondo che cambia. È evidente che abbiamo bisogno di maggiore flessibilità per rispondere a crisi che si susseguono e spesso si sovrappongono, dando così agli Stati membri margini reali di intervento. Ma se la flessibilità è una condizione necessaria per dare risposte possibili alle nostre economie, è altrettanto necessario un progetto europeo per la crescita, capace di orientare scelte e mobilitare nuove risorse. Serve immaginare al più presto il futuro e rilanciare la capacità industriale e innovativa di un continente che non può rilegarsi ad essere un’attrazione turistica per il mondo, ma può diventare nuovamente un luogo dove si produce e si innova, in cui la competizione è sana e si sviluppa non al nostro interno ma anche e soprattutto con il resto del mondo.

Dobbiamo colmare un gap importante che abbiamo accumulato negli ultimi lustri e lo si fa investendo, reperendo e destinando risorse ingenti per una vera politica industriale. E, in una simile prospettiva, diventa ineludibile dipanare il nodo, un vero e proprio tabù, del debito comune europeo. In un’Europa in cui alcuni grandi Paesi dispongono di ampi margini di intervento e altri rischiano di essere sguarniti di strumenti adeguati, il debito comune non sarebbe poi solo uno strumento politico ma una la leva per costruire un’Europa con un vero afflato politico, affiancando questo da un progetto indispensabile di riforma delle sue istituzioni, che devono diventare più rappresentative, più democratiche e più capaci di esprimere un interesse collettivo che spesso è mancato.

Parafrasando il titolo di un noto romanzo, nessuno si salva da solo. Non si salva da solo un Paese, non si salva da sola l’industria non si salva da sola neppure l’Europa. Allora perché attardarsi? Perché non gettare il cuore oltre l’ostacolo, proprio ora che le ragioni della prudenza sono più deboli delle ragioni che dovrebbero spingerci in avanti? Per farlo servono investimenti, semplificazioni, strumenti finanziari moderni e una politica industriale europea all’altezza delle sfide globali. L’Italia, il governo e la sua maggioranza, con Forza Italia in testa, sono pronti a fare la loro parte, lo hanno dimostrato con il buongoverno di questi anni e con le misure in cantiere. Ora occorre che l’Europa guardi l’emergenza e anche oltre, che si doti di una visione che riconosca che senza industria non c’è occupazione, senza occupazione non c’è crescita e senza crescita non c’è stabilità sociale.

Perché un’Europa che compete è un’Europa che sceglie, che investe, che sostiene la propria industria e che non teme il futuro. Ma è anche un’Europa che, nel caos globale, non rinuncia ai propri valori. È questa l’Europa che, come Forza Italia, vogliamo costruire, con responsabilità e con la consapevolezza che il tempo delle scelte rinviate è finito.

di Stefania Craxi
Presidente Senatori Forza Italia