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Sui rincari dell'energia mezza Ue segue Giorgia Meloni

Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Bulgaria, Romania e Grecia in pressing: più permessi gratuiti proprio per i settori che consumano tanta energia
di Fabio Dragonivenerdì 29 maggio 2026
Sui rincari dell'energia mezza Ue segue Giorgia Meloni

3' di lettura

Il Financial Times ha letto in anticipo una lettera che Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Bulgaria, Romania e Grecia invieranno alla Commissione UE ove si chiede un aumento (o almeno un forte rallentamento della riduzione) delle quote gratuite di ETS per le imprese energivore. Di fatto ispirate dall’Italia. Vogliono più permessi gratuiti proprio per i settori che consumano tanta energia. La politica climatica europea (e fa già ridere così) continua a scricchiolare sotto il peso delle tante contraddizioni.

L’ETS (Emissions Trading System) funziona così. L’Unione fissa un tetto massimo alle emissioni di CO2 (e continua a far ridere così). Ogni tonnellata emessa richiede un “permesso” (allowance). Il tetto si abbassa ogni anno.

Chi inquina di più deve comprarli all’asta o sul mercato; chi riduce le emissioni può venderli. In teoria è un prezzo. In pratica è una tassa che si abbatte direttamente sui costi di produzione e sulle bollette. Non è un costo “naturale” ma artificiale. Lo ha creato la politica. Insomma una tassa vera e propria.

Invece di rendere l’energia - il cui utilizzo si vuol incentivare più conveniente, si rende artificialmente più cara l’energia etichettata come “sporca”. Il prezzo non riflette costi reali di produzione o innovazione. Ma la volontà politica di penalizzare. L’energia, però, è un bene la cui disponibilità dipende dalla fisica, dagli investimenti e dalla legge della domanda e dell’offerta. Non da regolamenti. Il risultato è che si spingono le fabbriche a trasferirsi dove queste regole non ci sono. Un po’ la logica dei sindaci progressisti nelle grandi città. Per “salvare il pianeta” o ridurre il traffico, invece di potenziare e ottimizzare il trasporto pubblico (servirebbero soldi, tempo e capacità manageriale), introducono ZTL, pedaggi urbani, divieti diesel, parcheggi a pagamento esorbitanti. Incassano risorse, complicano la vita ai cittadini, non risolvono il problema della mobilità di massa. Però fanno cassa sulla pelle dei cittadini. E infatti, secondo indiscrezioni circolate, la risposta di Bruxelles alla lettera sarebbe stata che «Così si rischia di non raccogliere quanto preventivato dagli ETS». Chiaro no? Non interessa la competitività dell’industria europea né tenere basse le bollette per dare un vantaggio ai consumatori. Interessa il gettito.

La stessa logica sta per colpire direttamente le famiglie. Con l’ETS2, dal 2027 i fornitori di gas e gasolio per riscaldamento dovranno acquistare permessi ETS “a monte” per coprire le emissioni dei combustibili venduti. I costi finiranno inevitabilmente in bolletta. Un balzello in più, stimato tra i 200 e i 500 euro l’anno per famiglia media. Il principio è rendere più caro ciò che si vuole scoraggiare. Ma sulla battaglia degli ETS è stata l’Italia ad indicare la strada che tanti vogliono ora percorrere. Pochi giorni prima che scoppiasse la guerra nel Golfo, il Governo Meloni ha varato il Decreto Bollette/Energia. Il meccanismo previsto prevede il rimborso del costo degli ETS ai produttori termoelettrici a gas. Circa 4 miliardi di euro finanziati con un aggravio sulle bollette dei consumatori. Non sono cioè soldi che escono dalle casse pubbliche.

Ma anche se sembra contro intuitivo, l’effetto sarebbe positivo per gli stessi consumatori. Si abbassa il costo marginale del gas che è la fonte più costosa che determina il prezzo all’ingrosso dell’elettricità per tutti. Chi produce con solare o eolico “incassa” un prezzo più basso grazie a questa mossa. I consumatori pagano meno per ogni kilowattora.

Aumentano cioè di poco gli oneri fissi in bolletta. Diminuisce più che proporzionalmente la parte variabile dei consumi. Un intervento intelligente che mitiga il danno dell’ETS senza abolirlo. Si consideri che nell’UE il carbon price viaggia tra 60 e 80 euro per tonnellata di CO2. In Cina il sistema nazionale ETS sta intorno ai 10-15 euro. Negli Stati Uniti circa 25-30 dollari. Risultato prevedibile: fuga di industrie energivore verso Est o oltreoceano. Ma ai burocrati non frega nulla dell’industria. Interessano i soldi. I vostri.