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Floyd va onorato, Nowak no: la grande ipocrisia dell'Ue

L’Europarlamento boccia la proposta Ecr di un dibattito sul 18enne inglese ucciso da un sikh. Con l’afroamericano ucciso nel 2020 andò diversamente...
di Daniele Dell'Orcosabato 13 giugno 2026
Floyd va onorato, Nowak no: la grande ipocrisia dell'Ue

3' di lettura

Per l’ennesima volta il Parlamento Ue ha voltato le spalle a milioni di europei che dovrebbe rappresentare. E lo ha fatto in un modo altamente simbolico. Mercoledì la Conferenza dei Presidenti (i leader degli otto gruppi parlamentari, insieme alla presidente del Parlamento Roberta Metsola) ha bloccato una proposta del gruppo conservatore Ecr di tenere un dibattito in plenaria e successivamente adottare una risoluzione parlamentare sulla tragica e sconvolgente morte di Henry Nowak.

Impossibile da dimenticare, si tratta dello studente britannico di 18 anni che è morto dissanguato in strada a Southampton mentre veniva arrestato e ammanettato per un presunto reato d’odio a sfondo razziale, dopo essere stato invece egli stesso vittima di accoltellamento da parte di Vickrum Singh Digwa, sikh britannico 23enne. Questi, dopo aver colpito Nowak per cinque volte con il kirpan, pugnale sacro portato dai fedeli sikh e per questo permesso dalla legge, disse agli agenti di polizia interventi di essere stato, lui, vittima di un’aggressione razzista. I poliziotti gli hanno creduto, accompagnandolo a casa, mentre Nowak, sanguinante, è stato immobilizzato a terra ed è morto poco dopo.

Digwa è stato poi condannato a 21 anni di carcere, mentre le investigazioni circa l’operato degli agenti andranno avanti ancora per settimane. Nel frattempo, la rabbia dei residenti era esplosa in strada, con 13 persone arrestate per «crimini d’odio».

Con la proposta di un dibattito commemorativo su una vicenda che ha scosso tutto l’Occidente davanti al Parlamento, l’istituzione europea si è trovata di fronte a una scelta facile, praticamente identica a quella sostenuta nel 2020, quando la morte di George Floyd negli Stati Uniti diede origine alle proteste del movimento Black Lives Matter non solo Oltreoceano ma anche in gran parte dell’Europa occidentale. Questa volta, però, incredibilmente, è stata presa una decisione diversa.

Se all’epoca l’élite politica dominante (compresa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen) si mostrò prontissima a discutere l’uccisione dell’afroamericano di Minneapolis e si affrettò allora a condannare «ogni forma di razzismo» proprio attraverso una risoluzione, stavolta ha rifiutato di fare lo stesso per un giovane europeo morto perché la polizia britannica lo avrebbe considerato automaticamente violento e razzista, per il solo fatto di essere bianco.

Degli otto gruppi parlamentari, soltanto i sovranisti dei Patrioti per l’Europa e di Europa delle Nazioni Sovrane hanno sostenuto la proposta dei conservatori di Ecr. I leader del Ppe, dei Socialisti e Democratici (S&D), di Renew, dei Verdi e della Sinistra, insieme alla stessa presidente Metsola, l’hanno invece respinta.

Benché scandaloso in generale, a far discutere in particolar modo è stata la scelta dei Popolari europei: «Il Ppe si è ancora una volta schierato con l’estrema sinistra per proteggere il modello di polizia “woke”, bloccando la proposta dell’Ecr», ha scritto in risposta l’eurodeputato svedese Charlie Weimers. Il gruppo dei Patrioti ha invece rivolto un messaggio direttamente ai membri della cosiddetta “coalizione Ursula”: «Anche le vite degli europei contano».

Uno scenario simile si è verificato recentemente nel Parlamento polacco, dove i deputati della destra hanno reso un silenzioso omaggio alla memoria di Nowak. I membri della coalizione di governo,
però, guidata dal primo ministro Donald Tusk e dalla sua Piattaforma Civica centrista, affiliata al Ppe, non si sono nemmeno alzati in piedi. Compreso il primo ministro in persona.

Queste prese di posizione sono la rappresentazione plastica dei doppi-standard ormai in vigore nel Vecchio Continente a tutti i livelli: politico, sociale, giudiziario. E del resto le stesse forze di polizia britanniche, pur finite sotto accusa, hanno in realtà seguito il “Race Action Plan” (Piano d’Azione per le Questioni Razziali), incentrato sul contrasto al razzismo nei confronti delle minoranze etniche e che prevede procedure differenti a seconda dell’appartenenza etnica. Per gli agenti della Corona, persino la progressione di carriera dipende (anche) dall’adesione a queste iniziative legate a diversità, equità e inclusione (le cosiddette Dei). Quindi, seguirle è una nota di merito. E pazienza se talvolta ciò comporti la vita di qualche innocente e autoctono. Ecco, a quanto pare in queste ore abbiamo scoperto della loro tacita esistenza anche tra i banchi dei parlamenti continentali.