Nel Regno Unito come in Francia cercano di fermare l’avanzata della destra con i giudici. Accusano Nigel Farage per delle donazioni che avrebbe ricevuto quando non era ancora parlamentare e che non avrebbe dichiarato; mentre Marine Le Pen è già stata condannata per appropriazione indebita di fondi pubblici, ovvero avrebbe in sostanza fatto lavorare per il suo partito gli assistenti stipendiati dall’Europarlamento, una prassi comune almeno finché non si è deciso di sfruttarla contro la leader di Rassemblement. Entrambi rilanciano con armi democratiche, il primo dimettendosi dalla Camera e annunciando la sua candidatura alle suppletive di Clacton, la seconda candidandosi alle presidenziali del prossimo anno.
In Germania fanno finta di provarci con le riforme, un pacchetto molto debole su cui il cancelliere Merz sembra abbia puntato tutto. Ma per fermare l’avanzata dell’Afd - ormai in netto vantaggio nei sondaggi nazionali e prossimo alla maggioranza assoluta in quelli relativi alle elezioni in Sassonia-Anhalt di settembre - c’è chi insistentemente invoca l’ostracismo e la gogna sotto l’etichetta dell’incostituzionalità. Insomma esponenti di sinistra e di centro mandano avanti gruppi per la difesa dei diritti civili, come il Gesellschaft für Freiheitsrechte, che si appellano alle corti di giustizia chiedendo misure draconiane. Lo stesso fa l’Europarlamento che vota la procedura di verifica del rispetto dei valori dell’Ue da parte del gruppo Europa delle nazioni sovrane (Esn) cui aderiscono appunto i tedeschi di Afd ma anche Vannacci e Reconquest di Zemmour. La mossa parte dall’iniziativa dell’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (Appf), un organismo di controllo minculwoke che ha preparato una relazione zeppa di post di account riferiti ai membri dell’Esn in cui si evidenzia «una retorica anti-immigrazione ricorrente, tra cui appelli alla remigrazione, commenti antisemiti, sentimenti anti-rom e linguaggio anti-LGBT, come l’equiparazione dell’omosessualità alla pedofilia».
Anche in Spagna piovono periodiche le richieste di messa al bando di Vox con l’accusa di fascismo, appellandosi alla legge sui partiti o a quella sulla memoria, ma di fronte ai quotidiani scandali che riguardano il socialista Sanchez e il suo partito si è per il momento preferito glissare per non scadere nel ridicolo. Insomma, non riuscendo a fermare l’avanzata della destra rispondendo alle legittime preoccupazioni dell’elettorato con convincenti politiche e riforme, il vecchio mainstream ricorre alle stesse armi autoritarie e illiberali che avrebbero utilizzato quei regimi di cui quelle destre sarebbero gli eredi o emulatori ideali. Poi non lamentiamoci se il vicepresidente di un altro regime in odore di nazipopulismo accusa i governi europei di «vivere nella paura dei propri elettori».




