C'è un effetto collaterale nell'era di Jannik Sinner: vincere, a volte, non basta per prendersi la scena. Lo sa bene Flavio Cobolli, protagonista di una stagione che lo vede tra i migliori del circuito ma inevitabilmente oscurato dal numero uno del mondo. È quella che qualcuno definisce, come riporta il Corriere della Sera, la "sindrome di Barrichello": essere fortissimi, ma avere la sfortuna di condividere il proprio tempo con un fuoriclasse capace di catalizzare tutta l'attenzione.
Pochi giorni fa lo stesso Cobolli aveva ammesso di sentirsi, a volte, sottovalutato. Nessuna polemica, soltanto la constatazione di una realtà: in Italia gran parte dei riflettori è puntata su Sinner, mentre gli altri finiscono spesso sullo sfondo. Eppure il romano sta vivendo una stagione di altissimo livello. Nella Race, la classifica che tiene conto dei risultati ottenuti nell'anno solare, è quarto: soltanto tre giocatori hanno fatto meglio di lui nei primi sette mesi della stagione, tra cui naturalmente Sinner.
Il paragone con Rubens Barrichello viene quasi spontaneo. Negli anni d'oro della Ferrari, il brasiliano concluse due Mondiali alle spalle di Michael Schumacher, disputando stagioni eccezionali che però sono rimaste nell'ombra del dominio del tedesco. Lo stesso è accaduto, in altri sport, a campioni come Max Biaggi o Loris Capirossi, spesso oscurati dalla popolarità di Valentino Rossi.
Anche gli ascolti televisivi raccontano questo fenomeno. Quando in campo c'è Sinner, il tennis diventa un evento nazionale: basti pensare ai quasi sette milioni di spettatori che seguirono il quinto set della finale del Roland Garros contro Carlos Alcaraz. Le partite degli altri azzurri, pur importanti, raccolgono inevitabilmente numeri inferiori. Eppure, oltre a Sinner, il tennis italiano sta vivendo una delle epoche più ricche della sua storia. Cobolli, Lorenzo Musetti e gli altri protagonisti della nuova generazione stanno ottenendo risultati che, in qualsiasi altra epoca, li avrebbero consacrati come punti di riferimento assoluti. Oggi, invece, devono convivere con l'ingombrante fortuna di avere accanto il numero uno del mondo.




