Roma, 11 feb. - (Adnkronos) - "E' opportuno che in futuro materie importanti come quella delle bonifiche non vengano trattate in decreti omnibus, che non permettono un serio esame delle commissione competenti, indeboliscono il ruolo del Parlamento e non producono buone leggi. Grazie a un emendamento riformulato all'art.4 di cui sono primo firmatario e che ho presentato insieme ad altri colleghi, è stato evitato il rischio sanatoria sulle bonifiche". Così Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, sul via libera al Destinazione Italia e all'emendamento correttivo sulle bonifiche. "L'emendamento - aggiunge Realacci - approvato ieri sera dall'Aula ad ampia maggioranza, a differenza di quanto previsto nella formulazione iniziale dell'art.4, conferma il principio del 'chi inquina paga' e recepisce la condizione che aveva posto la VIII Commissione Ambiente della Camera nel suo parere al decreto Destinazione Italia. L'articolo 4 del decreto nella formulazione iniziale apriva al pericolo, segnalato anche da Legambiente, che le transazioni per le bonifiche sottoscritte tra coloro che hanno inquinato e i ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico potessero rappresentare una sorta di sanatoria sulle attività di bonifica. Mentre l'emendamento approvato ieri sera dall'Aula precisa che la revoca dell'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo di programma è subordinata al rilascio della certificazione dell'avvenuta bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati da parte dell'Arpa, come previsto dall'articolo 248 del Codice Ambientale". "Specifica anche - conclude Realacci - che i fondi previsti nel provvedimento non potranno essere utilizzati dai responsabili dell'inquinamento per attuare le bonifiche né la messa in sicurezza dei siti, ma sono destinati solo a favorire la riconversione industriale e quindi lo sviluppo economico dell'area. Un cambiamento necessario, che è stato possibile grazie al contributo del ministro Orlando, alla collaborazione del Ministero dello Sviluppo Economico e all'impegno anche delle forze parlamentari di opposizione, come il M5S e Sel". "Il testo dell'emendamento proposto da Ermete Realacci migliora il testo originario dell'articolo del Decreto Destinazione Italia sulle bonifiche dei siti inquinati da reindustrializzare, ma servono altre modifiche alla normativa per superare lo stallo del settore e scongiurare il rischio di scorciatoie su questo fronte". Lo afferma il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani secondo cui, "l'accordo di programma non deve avere natura transattiva e non deve far venir meno l'obbligo di riparare il danno ambientale causato, anche se accertato successivamente alla stipula dell'accordo di programma, che in tal caso ovviamente andrebbe integrato". Il problema delle bonifiche nel nostro Paese inoltre, secondo Ciafani, "non si può risolvere solo ed esclusivamente velocizzando la reindustrializzazione. Resta infatti il problema di come bonificare le migliaia di siti inquinati orfani, quelli che sono rimasti 'senza padrone', perché le aziende inquinatrici sono fallite o perché il responsabile dell'inquinamento non è stato individuato come succede, ad esempio, nei territori inquinati dai traffici illegali di rifiuti speciali o pericolosi. Occorre istituire un fondo nazionale sul modello del Superfund americano, sovvenzionato dal mondo dell'impresa in proporzione alla pericolosità e all'impatto ambientale causato dallo specifico settore produttivo".




