Libero logo
OPINIONE

Sondaggi, ai progressisti resta soltanto la mozione-Crozza

di Alessandro Sallustidomenica 31 maggio 2026
Sondaggi, ai progressisti resta soltanto la mozione-Crozza

2' di lettura

Il Corriere della Sera ha pubblicato ieri un sondaggio di Nando Pagnoncelli che certifica l’ottima salute dei partiti di governo, in particolare di Fratelli d’Italia che guadagna un punto e mezzo, e il pessimo stato di salute delle opposizioni, tutte in calo con il Pd che perde oltre due punti e tocca il suo punto più basso dopo le elezioni del 2022. Dice il titolo del Corriere: “Effetto comunali”, quasi a voler trovare una benevola giustificazione tecnica a un risultato che non corrisponde alla narrazione prevalente di giornali e talk show televisivi.

Probabilmente pago dazio alla mia ignoranza ma a occhio è esattamente l’inverso: le comunali sono andate in modo favorevole al centrodestra perché questo è il sentire generale dell’elettorato, questa è l’aria che tira nel Paese. Difficile infatti sostenere che uno di Bologna, interpellato da Pagnoncelli, abbia fatto un ragionamento tipo: siccome a Venezia e Reggio Calabria hanno vinto le destre allora anche io mollo la sinistra e voto a destra. Non sta in piedi.

L’elettore, più probabilmente, dà sintomi di voler abbandonare la sinistra perché non ha capito cosa è e cosa vuole; non ha capito che ci azzeccano Renzi e Fratoianni sotto lo stesso tetto, chi tra la Schlein e Conte comanderebbe in caso di vittoria; non ha capito se la sinistra sta con o contro Israele e l’America, se è favorevole o no al riarmo, alla sicurezza, insomma è frastornato dalle infinite contraddizioni di un campo largo che peraltro non si sa esattamente quanto largo sarà e quindi a chi vorrà fare pagare il conto delle sue utopie.

Dovrebbero, i capi della sinistra, dare retta a uno dei loro pochi uomini vincenti, il funambolico ex governatore della Campania e neo sindaco di Salerno Vincenzo De Luca: «Ragazzi, qui bisogna passare dalla poesia alla prosa». Oppure, come sostiene Crozza, la sinistra per vincere dovrebbe candidare uno di destra.

Battuta, certo, ma a ben pensarci il suo ultimo successo, e che successo, porta la firma di Matteo Renzi che alle europee del 2014 sfondò quota quaranta per cento e firmò così la sua condanna a morte. Perché da quelle parti quelli bravi a vincere proprio non piacciono, sono considerati degli incidenti della storia. Vuoi mettere con i bei tempi di Veltroni, Bersani e Letta Enrico: grandi discussioni, ovviamente democratiche, e pochi voti che così nessuno ha la meglio sull’altro. Il campo largo si candida ancora una volta a essere un campo santo.