Il Corriere della Sera ha pubblicato ieri un sondaggio di Nando Pagnoncelli che certifica l’ottima salute dei partiti di governo, in particolare di Fratelli d’Italia che guadagna un punto e mezzo, e il pessimo stato di salute delle opposizioni, tutte in calo con il Pd che perde oltre due punti e tocca il suo punto più basso dopo le elezioni del 2022. Dice il titolo del Corriere: “Effetto comunali”, quasi a voler trovare una benevola giustificazione tecnica a un risultato che non corrisponde alla narrazione prevalente di giornali e talk show televisivi.
Probabilmente pago dazio alla mia ignoranza ma a occhio è esattamente l’inverso: le comunali sono andate in modo favorevole al centrodestra perché questo è il sentire generale dell’elettorato, questa è l’aria che tira nel Paese. Difficile infatti sostenere che uno di Bologna, interpellato da Pagnoncelli, abbia fatto un ragionamento tipo: siccome a Venezia e Reggio Calabria hanno vinto le destre allora anche io mollo la sinistra e voto a destra. Non sta in piedi.
L’elettore, più probabilmente, dà sintomi di voler abbandonare la sinistra perché non ha capito cosa è e cosa vuole; non ha capito che ci azzeccano Renzi e Fratoianni sotto lo stesso tetto, chi tra la Schlein e Conte comanderebbe in caso di vittoria; non ha capito se la sinistra sta con o contro Israele e l’America, se è favorevole o no al riarmo, alla sicurezza, insomma è frastornato dalle infinite contraddizioni di un campo largo che peraltro non si sa esattamente quanto largo sarà e quindi a chi vorrà fare pagare il conto delle sue utopie.
Dovrebbero, i capi della sinistra, dare retta a uno dei loro pochi uomini vincenti, il funambolico ex governatore della Campania e neo sindaco di Salerno Vincenzo De Luca: «Ragazzi, qui bisogna passare dalla poesia alla prosa». Oppure, come sostiene Crozza, la sinistra per vincere dovrebbe candidare uno di destra.
Battuta, certo, ma a ben pensarci il suo ultimo successo, e che successo, porta la firma di Matteo Renzi che alle europee del 2014 sfondò quota quaranta per cento e firmò così la sua condanna a morte. Perché da quelle parti quelli bravi a vincere proprio non piacciono, sono considerati degli incidenti della storia. Vuoi mettere con i bei tempi di Veltroni, Bersani e Letta Enrico: grandi discussioni, ovviamente democratiche, e pochi voti che così nessuno ha la meglio sull’altro. Il campo largo si candida ancora una volta a essere un campo santo.




