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Droga: a Taranto spaccio nel parco del jogging, arresti saliti a 29

domenica 19 gennaio 2014
Droga: a Taranto spaccio nel parco del jogging, arresti saliti a 29

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Taranto, 14 gen. - (Adnkronos) - Veniva scambiata anche nel 'Parco Cimino' del capoluogo jonico, fra la gente che faceva jogging, la droga che veniva 'importata' a Taranto attraverso tre canali di rifornimento: dalla vicina Bari, dalla Calabria e persino dalla Colombia dopo essere passata dalla Spagna. E' quanto hanno accertato i Carabinieri e la Guardia di Finanza del capoluogo jonico che, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, hanno arrestato nel corso della notte e alle prime ore dell'alba in tutto finora 29 persone. Le ultime due sono state rintracciate in provincia di Pescara dai carabinieri di Taranto. L'accusa ipotizzata nelle ordinanze di custodia cautelare (in tutto 30) e' di associazione a delinquere dedita al traffico, anche internazionale, di cocaina, eroina ed hashish, con l'aggravante della disponibilita' di armi e munizioni. Le indagini, avviate dai carabinieri e dalla Dda nel 2009, e corroborate, per alcuni dei principali indagati, da analoghe ed attuali risultanze dalla Guardia di Finanza in una successiva attivita' investigativa avviata con la Procura della Repubblica di Taranto, hanno consentito di accertare come un pluripregiudicato tarantino, temuto dalla popolazione locale per la caratura criminale, avesse imposto la propria egemonia per lo spaccio della droga, gestendo un nutrito gruppo di giovani emergenti. E' stato anche individuato e sequestrato un laboratorio clandestino per il taglio e confezionamento della droga ricavato in un deposito di legna in disuso. In un'intercettazione un indagato parlava della droga in suo possesso chiamandola 'acqua', 'birre', 'ostriche', 'bicicletta', 'legna' e 'Cd'. Durante le perquisizioni sono state trovate droga ed armi. Alle 10,30 i dettagli dell'operazione verranno illustrati nella sede del Comando provinciale dei carabinieri dal procuratore della Dda di Lecce Cataldo Motta e dal procuratore della Repubblica di Taranto Franco Sebastio.