(Adnkronos) - L'altro atto necessario era l'individuazione della discarica. "La soluzione indicata dalla Regione e dal prefetto Pecoraro fu quella di Corcolle, che non era né direttamente né indirettamente riferibile a Colari - osserva l'ex assessore - Tra l'altro individuammo Corcolle come soluzione temporanea, ma quella definitiva per chiudere il ciclo era Pizzo del Prete a Fiumicino, un altro sito estraneo alla proprietà del Gruppo Colari". La scelta di Corcolle naufrago', ricorda Di Paolo, "perché la Provincia di Roma votò contro in Conferenza dei Servizi e poi il Comune di Roma si tirò indietro". "Ricordo che c'era un clima di ostilita' fortissima e opprimente sulla scelta di Corcolle", sottolinea Di Paolo, nonostante anche l'Unesco fece sapere che "Corcolle era al di fuori della zona di rispetto che Unesco prevede intorno a siti tutelati". Rispetto alla scelta di Corcolle, Di Paolo afferma di non aver mai discusso con Cerroni: "E' noto - sottolinea - che Colari spingeva per Monti dell'Ortaccio". "Il mio giudizio personale è che sul piano politico sono uscito completamente sconfitto pur avendo approvato un piano della gestione dei rifiuti che ha portato all'uscita dalla procedura di infrazione europea e che, per la prima volta, sul piano normativo contribuiva a eliminare delle vacatio - afferma Di Paolo - Sono uscito sconfitto perche' l'obiettivo su cui si misurava tutto era la chiusura di Malagrotta. E nonostante tutti i presupposti per la chiusura di Malagrotta, con il naufragio dell'ipotesi di Corcolle il nostro piano venne meno: da lì arrivarono le dimissioni di Pecoraro, del direttore Marotta e poi, dopo qualche mese, non ho più avuto la delega ai rifiuti".




