Palermo, 19 gen. - (Adnkronos) - Un dolore lungo quasi mezzo secolo. Nel 1968 un terremoto sconvolse una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo. Dalle 13.29 di domenica 14 gennaio alle 23.20 di lunedì 15, sedici violente scosse misero in ginocchio i centri della Valle del Belice, cambiando per sempre non solo il volto di quella parte dell'Isola, ma le vite di migliaia di persone. A distanza di 46 anni da quella tragedia, che provocò quasi 400 morti e circa 70mila senzatetto, le cicatrici sono ancora ben visibili. Lo sono nei ricordi dei sopravvissuti, nei paesi sventrati, fatti di ruderi e pianto, che raccontano esistenze spezzate dalla furia del sisma. Ma lo sono soprattutto nei ritardi di una ricostruzione avviata e mai finita nei 21 comuni colpiti da quella terribile esperienza. Tardano ancora ad essere trasferiti alle tesorerie comunali 35 milioni dei 45 stanziati nelle legge di stabilità del 2013. A denunciare il forte clima di preoccupazione è Nicolò Catania, sindaco di Partanna (Trapani) e coordinatore dei sindaci della Valle del Belice. "Nonostante la dotazione finanziaria - dice - non vi è ancora traccia di una vera e propria strategia politico-normativa utile ad elaborare azioni in grado di assicurare un armonico sviluppo economico delle aree interne del Belice. Allo stesso modo non è stata trovata ancora la soluzione per dotare il territorio delle necessarie risorse finanziarie, scrivendo così la parola fine sulla 'questione Belice"'. (segue)




