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Puglia, Nichi Vendola spreca soldi pubblici: il corso per diventare sciamani digitali

di Andrea Tempestinidomenica 20 luglio 2014
Puglia, Nichi Vendola spreca soldi pubblici: il corso per diventare sciamani digitali

2' di lettura

Su questo giornale abbiamo già raccontato la trasformazione di Nichi Vendola da marxista a marziano, e il suo sogno di portare la Puglia nello spazio. Adesso il leader di Sel si appresta a una nuova evoluzione: da marziano vuole diventare sciamano. La Regione Puglia, tramite l’iniziativa “Laboratori dal basso”, ha finanziato con un significativo contributo (in tutto 35mila euro ricadranno sul paese di Castrignano de’ Greci, in Salento, che ospita la manifestazione) il corso “XYLab”, laboratorio per formare «sciamani digitali del futuro». La serie di lezioni di 15 giorni (da ieri fino al 31 luglio) coinvolgerà 24 docenti-guru e 60 hacker-studenti, provenienti da mezzo mondo e alloggiati e sfamati grazie ai fondi della Regione. Durante i corsi, gli apprendisti stregoni 2.0 potranno avventurarsi verso le frontiere inesplorate del virtuale, in un viaggio tra magia e tecnologia, ai confini della conoscenza, Avranno modo di imparare a «leggere e scrivere attraverso il pensiero» per mezzo di strumenti quale il caschetto neurale, che trasforma le idee in musica e parole (pare sia lo stesso usato da Nichi per le sue supercazzole); saranno in grado di sperimentare l’avveniristico storytelling digitale che combina varie forme di racconto attraverso video, testi e immagini (sai la novità: lo si faceva vent’anni fa con gli ipertesti); potranno utilizzare «fotocamere in remoto», sparandosi selfie a chilometri di distanza; e, soprattutto, non perderanno l’occasione di dar vita all'’Ecosistema Umano, «un software open source, che consente una ricerca non lineare, considerando tutti i contenuti come interconnessi tra loro e altrimenti solo deducibili» (non avete capito? Non è colpa vostra: pare un linguaggio ispirato dallo sciamano Vendola). Ma i confini del progetto si estendono oltre la tecnologia. Il corso si propone di insegnare anche l’economia del residuo e l’autoproduzione, ossia «ad accontentarsi di quello che si ha e a concorrere alla decrescita felice», come ci spiega l’organizzatore del laboratorio Alessandro Tartaglia. Non si capisce tuttavia in che modo il desiderio della decrescita possa conciliarsi con l’innovazione tecnologica, ma tant’è: è di tutto il progetto che si capisce davvero poco.  di Gianluca Veneziani