Roma, 7 gen. (Adnkronos) - Giancarlo Cauteruccio recupera la sua lingua originaria, il calabrese, e compone tre poemetti che raccontano la solitudine e la marginalità esistenziale dell'uomo contemporaneo portando in scena 'Panza, Crianza, Ricordanza' in scena al Teatro Argot Studio di Roma il 10 e 11 gennaio alle 21 e il 12 gennaio alle 17.30, nell' ambito della stagione congiunta con il Teatro dell'Orologio 'Dominio Pubblico'. Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Giancarlo Cauteruccio, è un viaggio poetico nel quale la fame diviene lamento e invettiva. Risale al 1990 il primo esperimento nel quale Cauteruccio utilizza il dialetto calabrese in uno spettacolo su Pitagora, poi continua con 'Finale di partita', ottenendo un grande successo. Ma è con la trilogia 'Panza, Crianza, Ricordanza' che si definisce con più forza l'idea del dialetto calabrese come lingua teatrale. Nei poemetti che affrontano il tema della solitudine Cauteruccio si fa testimone e interprete del dramma della fisicità. La vitalità del corpo attraverso la parola si lancia contro il nulla e l'ascolto soccombe alla potenza dell'immagine, catapultando tutto nel silenzio. Infine, il ricorso alla memoria: il dolore, i soprusi, le ingiustizie, la malattia.




