Venezia, 8 gen. (Adnkronos) - Il brivido a volte paga. E' questa l'amara conclusione di una vicenda che prende spunto da diverse segnalazioni pervenute da privati con filmati diffusi su you tube che vedono alcuni conduttori di taxi provenienti dai canali interni del centro cittadino, fare il surf sulla cresta dell'onda con a bordo divertiti passeggeri dai lineamenti asiatici in canale della Giudecca e nel bacino della Marittima, onda provocata dagli stessi motoscafi e dalle altre unità in transito. Passeggeri, quindi, a giudicare dalle immagini, consapevoli che "commissionano" il rischio nel convincimento che in questa laguna sia tutto consentito e che icontrolli siano blandi. Ciò che colpisce è l'insensibilità al fenomeno del moto ondoso sia di chi conduce sia di chi richiede il servizio, fenomeno che, lungi dall'apparire come un pericolo per la sicurezza della navigazione e l'integrità delle fondamenta, viene è il caso di dire, "cavalcato" per interesse economico e " spirito di avventura". Ma malgrado i numerosi servizi che quotidianamente assorbono l'operato della Guardia Costiera e della Polizia Municipale, tutto ciò non è passato, né poteva, passare inosservato: da luglio a settembre dello scorso anno, è cominciata un'attività investigativa mirata nelle ore di punta del fenomeno, intorno alle 12 e alle 18, che ha visto impegnati, a fasi alterne, sei militari della Capitaneria e quattro agenti della Polizia Municipale armati di fotocamere e videocamere digitali e telecamere che hanno registrato immagini inequivocabili di pericolose evoluzioni di motoscafi incuranti del traffico circostante e di ogni altra attività in essere in corrispondenza delle sponde e degli imbarcaderi. Risultato: 12 persone indagate e 2 taxi sequestrati perché recidivi. La conseguente attività di Polizia giudiziaria è stata coordinata dal Procuratore aggiunto Carlo Mastelloni e dal Pm Sostituto Procuratore Masiello della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia.




