Piccole e grandi rivoluzioni in casa Prada. Nel secondo giorno di Milano moda donna finisce in passerella l’eleganza scomposta di Miuccia per la prossima primavera estate. Grande protagonista il tailleur: rivisto e corretto, stravolto e ricomposto. La giacca con la martingala ha la gonna un po’ svasata per ricordare le signore anni '50. Le “fantasie” di tweed si mescolano, spuntano le velette che scendono ad adornare il collo e qualche volta persino a coprire leggermente le spalle. La giacca di tweed maschile è portata con la camicetta a piccoli motivi e la gonna di organza trasparente: da vicino si rivela tutto in vernice con bordo a contrasto. Righe verticali corrono su tutta la collezione, dai tailleur alle borsette portate a mano. E se le sfere colorate adornano i lobi, le biglie metalliche la punta di sandali e ballerine. Le righe ritornano anche nei capispalla, nelle giacche e nei soprabiti in pelle, camoscio. La sera gli abitini di organza con collo e spalle tempestate di paillettes vengono sdrammatizzati dalle maglie colorate a collo alto, così come il soprabito tintinnante di pastiglie colorate si abbina alla ballerina piatta con nastri. E se sulla passerella di Fendi (collezione disegnata da Silvia Venturini Fendi e Karl Lagerfeld) è andata in scena la femminilità sofisticata dal piglio duro fatta di abiti in chiffon, miniabiti con vita segnata da alte fasce e gonne plissè in pelle nera; con ultima uscita dedicata alla tracolla della “Baguette” che si sdoppia e diventa intercambiabile, da Costume National la donna di Ennio Capasa sembra uscita da un film noir, di quelli sofisticati stile “L'Avventura di Antonioni”. "È una creatura grafica - spiega lo stilista - dalla sensualità misteriosa e dal romanticismo avventuroso, che si veste solo in bianco e nero e che vede l'essenza della bellezza in quello che gli altri interpretano come un errore". Un drappeggio, uno spillo, una piega o un nastro, che solo apparentemente non sono dove dovrebbero essere. Con questo spirito abbina il gilet maschile con la gonna corta e asimmetrica o alla più romantica a petali. Osa il gessato glitterato, l'abito tutto d'argento, il mini dress lame e l'abitino di pizzo nero con fascia bianca a contrasto. Quando si veste di bianco porta giacche aperte sui fianchi fermate da anelli dorati, tute con scolli profondi e camicie con il colletto al contrario. Fascino del mare da Max Mara che prende il largo e si dirige verso un mondo ispirato al tema nautico. Tra righe, stampe con stelline, nodi e corde da barca ecco una nuova femminilità, più atletica. Gonne alla caviglia con tagli a sbieco o drappeggiate da corde intrecciate, pantaloni da marinaio in tela e caban doppiopetto, mentre le T-shirts si animano grazie alla mano dell'illustratore Brian Grimwood, che segue il tema nautico con disegni stampati su corte magliette bianche. Sapore di mare anche per la collezione di Emilio Pucci, firmata da Massimo Giorgetti. «Fin da quando ero piccolo le collezioni estive di Pucci significavano mare, ricordando luoghi come St.Tropez o Capri - dice Massimo Giorgetti, da aprile 2015 direttore creativo della maison fiorentina fondata nel 1947 e oggi di proprietà del gruppo LVMH - così girando nell'archivio mi sono documentato su tutti gli elementi chiave, prima che il marchio diventasse famoso con le stampe optical». L'ispirazione dall'archivio arriva con le stampe usate negli anni '50 e '60 da Pucci per i suoi foulard, con macro conchiglie, gabbiani, sirene, marinai, pesci. La collezione per la prossima stagione calda guarda quindi al passato, «rivisto in chiave contemporanea, perché non deve sapere di vintage», sottolinea lo stilista. Gli abitini e i top portano le scritte del nuovo logo “Emilio” in macramè ricamato sulla schiena o su sandali e borsoni. L'ossessione per i foulard si trasforma in abiti, in un gioco di sartoria che avvolge il corpo in un eccentrico mix di stampe e colori: righe distorte, onde e stelle marine, ricami di coralli e conchiglie. Il mondo avventuroso di Byblos invece passa per il giardino botanico di Singapore: svettano costruzioni di mondi lontani e una splendida natura. È un avveniristico eden che veste le esploratrici della nuova generazione: donne che indossano abiti con stampe floreali e motivi geometrici, ragazze che sembrano uscite da una techno-giungla che mescola fiori tropicali e atmosfere futuriste. Ecco i capispalla bombati, spesso smanicati, sovrapposti ai pantaloni palazzo abbinati ai top effetto lingerie. I pantaloni si allungano fino ai piedi o si fermano alla caviglia mentre alcuni abiti non superano il ginocchio e segnano il punto vita oppure hanno forme a trapezio. Alla presentazione di Hogan tra modelle-statue su pedane luminose segnalate da fulmini lampeggianti e ospiti impegnati in sfide a flipper viene lanciato il carattere rock, firmato da Simon Holloway, della collezione di abiti corti e monospalla, trench lucidi e blazer con spille di memoria punk, ma anche di completi a tre pezzi che ricordano l'eleganza di Bianca Jagger. Rock anche per lo stilista tedesco Philipp Plein che continua la sua esplosiva odissea in un universo futuristico: abiti neri e argento, stivaletti borchiati piatti, giacche vintage prese in prestito dal guardaroba maschile o decorate con borchie sulle spalle. Una parte ancor più lussuosa comprende abiti in maglia metallica, gonne piumate che ricordano dei tutù, gabbie di cristallo che creano nuove spalline per vestiti e top in pelle. In passerella ci sono anche i nuovi occhiali da sole della prima collezione eye wear di Philipp Plein, nel classico modello da aviatore con lenti specchiate. Daniela Mastromattei



