Milano, 18 gen. (Adnkronos) - Dopo oltre tre ore di camera di consiglio il giudice di Milano, Alessandra Galli, ha respinto la richiesta dei legali di Silvio Berlusconi di fermare il processo d'appello sui diritti tv fino al dopo elezioni anche perché la sentenza arriverà a marzo, dopo la due giorni di urne. La richiesta era stata avanzata dai legali dell'ex premier, che avevano sottolineato come il Cavaliere fosse impegnato a definire i nomi che faranno parte delle liste del Pdl e nella campagna elettorale. Secondo il giudice della seconda sezione d'appello le ragioni della difesa sono "talmente generiche che non possono interferire nella campagna elettorale in termini contingenti" e inoltre lo svolgimento del processo non avrà quei risvolti mediatici negativi supposti dai legali dell'ex premier. Per quanto riguarda la richiesta di non celebrare l'udienza di oggi perché Berlusconi è impegnato in una riunione del partito, per il giudice il legittimo impedimento è vago in quanto "non sono state indicate le motivazioni" per cui la riunione fosse impossibile in altra data, oltre al fatto che la riunione era stata già fissata il 15 gennaio e non se ne era data "pronta indicazione" ai giudici. Il giudice ha dunque bocciato entrambe le richieste avanzate dalla difesa dell'ex premier. Una decisione che si 'uniforma' alla decisione presa lunedì dal collegio del processo Ruby. Solo ieri, invece, il giudice Oscar Magi ha accolto la richiesta dei legali di Berlusconi e ha stabilito che il processo Bnl Unipol riprenderà solo dopo il voto. Il processo d'appello sui diritti tv può proseguire perché la sentenza è in programma dopo le elezioni , arriverà a marzo, e dunque non c'è quel "clamore mediatico" di cui parla la difesa dell'ex premier, ha spiegato Galli, motivando la decisione di respingere lo stop al processo. Citando alcune sentenze della Corte costituzionale, si ribadisce che la decisione spetta al giudice e in questo caso il processo non può influire, in alcun modo, sulla campagna elettorale perché già da tempo la sentenza è stata fissata per marzo, quindi dopo il voto. Nella prossima udienza, la parola passerà all'accusa e contro Silvio Berlusconi sarà formulata una nuova richiesta di condanna, dopo quella a quattro anni in primo grado per il reato di frode fiscale. Per il difensore dell'ex premier, Niccolò Ghedini, il mancato stop al processo sui diritti tv che vede coinvolto Berlusconi "incide pesantemente sulla possibilità di svolgere efficacemente e liberamente la campagna elettorale". "Nell'arco di pochi giorni - spiega il legale - su tre collegi diversi ben due hanno statuito che i processi, guarda caso i più delicati e sensibili anche mediaticamente, debbano continuare, di fatto incidendo pesantemente sulla possibilità di svolgere efficacemente e liberamente la campagna elettorale sia al presidente Berlusconi, capo della coalizione di centro destra e candidato in tutte le circoscrizioni del Senato, sia ai suoi difensori anch'essi candidati al Parlamento". "La situazione a Milano nei processi al presidente Berlusconi è ormai insostenibile e fuori da ogni logica", afferma Ghedini. L'avvocato spiega che "al di là della storica prevenzione nei suoi confronti di parte della magistratura e della continua e reiterata compressione della possibilità di difendersi, al di là di sentenze palesemente ingiuste, fra l'altro sempre riformate in Cassazione, al di là di provvedimenti che hanno determinato gravi crisi politiche, quali la nota informazione di garanzia del 1994 che causò la caduta del governo, risoltasi anch'essa in una assoluzione in Cassazione solo dopo molti anni, quanto meno si era sempre consentito di svolgere serenamente la campagna elettorale". Ghedini ricorda che "sempre negli anni passati erano stati sospesi i processi durante la campagna elettorale". Ma su tre collegi del Tribunale di Milano due hanno stabilito che i processi che vedono coinvolti l'ex premier debbano continuare. "Tali decisioni di inusitata gravità dimostrano l'impossibilità di difendersi serenamente a Milano. Si ricordi che si sarebbe trattato di rinviare, sospendendo la prescrizione, processi che durano da svariati anni, di poco più di un mese". Per il legale "non vi era quindi nessuna ragione giuridica per non rinviare i processi così come sempre si era fatto. Dovranno quindi essere valutate tutte le iniziative processuali volte a consentire di poter esplicare liberamente i diritti politici costituzionalmente garantiti, oggi gravemente compromessi. Rimane comunque un'unica domanda a cui le alte cariche dello Stato e l'organo dell'autogoverno della magistratura dovrebbero rispondere: perché si vogliono continuare i processi al presidente Berlusconi durante la campagna elettorale? Per chi conosce la storia la risposta è facile".




