(Adnkronos) - Il restauro, condotto dal settore Bronzi e Armi antiche dell'Opificio, ha potuto studiare per la prima volta in profondita' la tecnica esecutiva delle due sculture, dimostrando che si tratta di manufatti realizzati con la tecnica della cera persa, utilizzando la medesima lega e "sembra che possa trattarsi della stessa fusione, dato che le corrispondenze di composizione riguardano anche le impurezze", afferma Maria Donata Mazzoni, direttrice del restauro. Viene quindi a cadere l'ipotesi che la testa a destra, quella attribuita a Michelozzo, sia il calco dell'altra, anche se poi differentemente modellata. I due artisti, se di due artisti si tratta, si sono ispirati ad uno stesso modello antico e lo hanno rappresentato in modo diverso. Il restauro ha confermato come le due teste in origine fossero interamente ricoperte d'oro, come riportato in un documento dell'epoca. La doratura e' stata eseguita con la tecnica ad amalgama di mercurio e sono state trovate anche delle tracce di oro in foglia. L'oro e' stato poi eliminato, in un momento imprecisabile, abradendo la superficie con spazzole, raschietti e probabilmente con sostanze acide. Successivamente il bronzo e' stato patinato con un composto scuro, di notevole spessore, costituito da oli-cere e pigmenti che si e' tenacemente unito al bronzo., soprattutto nella testa attribuita a Donatello. (segue)



