Roma, 28 apr. - (Adnkronos) - Castellini, Santin, Salvadori, Patrizio Sala, Mozzini, Caporale, Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici. I tifosi del Toro snocciolano questa formazione come un rosario. Il perche' lo spiega uno dei suoi 'grani, Eraldo Pecci, in 'Il Toro non puo' perdere', per i tipi di Rizzoli. Il 16 maggio 1976, mentre la gioia di sessantacinquemila cuori granata dilaga sugli spalti del Comunale e l'allenatore Radice cerca disperatamente nella folla il suo portiere e il suo stopper per chiedere loro come abbiano fatto a prendere quell'autogol assurdo, il Toro vince il suo settimo Scudetto, il primo dopo la tragedia di Superga che si e' portata via la squadra capace di vincere cinque titoli consecutivi tra 1943 e 1949. Uno dei motori di centrocampo di quella squadra e' un giovane di belle speranze, appunto Eraldo Pecci, arrivato a Torino dal 'suo' Bologna che, per la verita', aveva lasciato abbastanza controvoglia: non e' bello scoprire di essere stato ceduto ascoltando il telegiornale da una finestra aperta, ancora meno se lo scopri la stessa sera in cui fai un'improvvisata alla tua ragazza e la trovi che balla stretta a qualcun altro. (segue)




