Bruxelles, 4 feb. (Adnkronos) - Il 7 e 8 febbraio prossimo nella capitale belga si discuterà il bilancio dell'Unione europea e, tra i temi che saranno affrontati, ci sarà anche quello del finanziamento dei servizi di pianificazione familiare nei Paesi poveri, un argomento a cui fortemente si oppongono i deputati conservatori che già negli anni precedenti erano riusciti ad ottenere dei tagli ai fondi che il bilancio della Ue aveva destinato a questo capitolo. Già l'anno scorso il bilancio dell'Unione prevedeva per la pianificazione familiare uno stanziamento di 150 milioni euro, meno del 2% sul totale di quanto stanziato per gli aiuti all'estero. Una forte critica viene dal deputato conservatore inglese Nirj Deva che sostiene che i fondi, in quei Paesi in cui le preferenze familiari vanno ai bambini maschi, sono stati utilizzati per pagare gli aborti di feti femminili. Una posizione che trova forti appoggi nei Stati dell'Unione dove l'influenza religiosa è più forte, come la Polonia, Malta, l'Irlanda e l'Italia. Nel mese di gennaio, gli attivisti anti-aborto hanno iniziato una raccolta di firme per una petizione dei cittadini europei contro l'uso dei fondi comunitari per gli aborti in patria o all'estero. La campagna, intitolata 'Uno di noi', sostenuta dall'Associazione Italiana Vita Nova, ha finora raccolto più di 34 mila firme, una cifra ancora lontana dal milione necessario perché l'iniziativa venga presa in considerazione. L'Unione europea, secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OCSE), è un forte finanziatore delle politiche sostegno dei Paesi in via di sviluppo verso i quali destina circa 66 miliardi di euro all'anno, pari al 55% degli aiuti mondiali. Il finanziamento per la pianificazione familiare, per le nascite e gli interventi per l'AIDS, secondo i dati forniti da Euromapping 2012 nella relazione sugli aiuti allo sviluppo ed assistenza delle popolazioni del terzo mondo, è diminuito dai 234 milioni di euro del 2007 ai 150 milioni di euro dello scorso anno. Al tempo stesso però l'OCSE fa notare come i programmi di sostegno alla salute nei Paesi Ue non abbiano subito decurtazioni. Se prevarrà la linea dei conservatori, è probabile che nel periodo 2014-2020 gli aiuti verranno ridotti dell'11%.




