(Adnkronos) - Il futuro della citta' era rimasto un protagonista cruciale delle discussioni e degli interrogativi che avevano agitato le neoavanguardie europee, ma anche americane e giapponesi, fino all'inizio degli anni Settanta: l'olandese Constant, il franco-ungherese Yona Friedman e gli inglesi di Archigram avevano immaginato citta' sospese sul suolo nelle quali gli abitanti potevano liberamente organizzare la loro vita, non diversamente da quanto stavano proponendo l'americano Buckminster Fuller o il 'metabolista' giapponese Arata Isozaki. Nel contesto tempestoso del Sessantotto i gruppi radicali italiani, come Archizoom o Superstudio, articolavano una critica senza compromessi della citta' capitalistica, mettendone in discussione struttura e significato. Fin dalla meta' del XIX secolo, la citta' moderna aveva attirato lo sguardo - affascinato ma anche spaventato - degli artisti. I grandi boulevard di Parigi invasi dalla folla e dal traffico erano stati protagonisti cruciali dell'opera dei pittori impressionisti. Il futurista Boccioni ne aveva interpretato la crescita esplosiva in quadri come 'La citta' che sale' e Mario Sironi i nuovi paesaggi urbani delle periferie industriali.(segue)



