Roma, 19 mar. - (Adnkronos) - "Se nel 2012 sono stati in 30mila (tra insegnanti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici) ad essere collocati in pensione, quest'anno non saranno neanche 15mila. La riforma delle pensioni voluta dal governo Monti e dal ministro Fornero comincia a mietere le prime 'vittime': dalle prime informazioni ufficiali provenienti dagli Uffici scolastici territoriali, risulta che in un solo anno il numero di pensionamenti della scuola si e' infatti piu' che dimezzato. Con degli effetti paradossali: si moltiplichera' infatti il numero di docenti ultrasessantenni costretti a rimanere dietro la cattedra; come e' destinato a crescere il numero di anni di precariato". La denuncia arriva da Anief, l'associazione costituita da docenti e ricercatori in formazione, precari, in servizio, e di ruolo. "I dati forniti da alcuni uffici scolastici periferici sono piu' che emblematici: a Campobasso nel 2012 sono andati in pensione 113 docenti e Ata; quest'anno ne andranno via appena 34. A Terni andra' ancora peggio: lo scorso anno hanno lasciato la scuola in 93; a settembre se ne andranno solo in 22. Un ultimo esempio: a Salerno gli ultimi pensionati sono stati 676; ora se ne contano solamente 201". Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir, questi primi importanti segnali dimostrano che "la scuola italiana doveva assorbire la riforma in modo diverso. Il nostro Paese, infatti - spiega - annovera gia' da tempo i docenti piu' vecchi dell'area Ocse. E manda in ruolo i precari alle soglie dei 40 anni. Ora, con le nuove norme che obbligano ad andare in quiescenza non prima dei 65-67 anni, ci ritroveremo con un numero altissimo di insegnanti stanchi e demotivati, costretti a trasmettere conoscenze a classi-pollaio, di 30 e piu' alunni".(segue)




