(Adnkronos Salute) - In Italia convivono con la retinite pigmentosa circa 15 mila italiani. Questa malattia degenerativa dell'occhio e' di natura ereditaria e colpisce le cellule della retina, i fotorecettori. Ogni anno si stima che circa 30 italiani perdano la vista per effetto dell'aggravamento della patologia. Ma l'intervento, tengono a precisare gli esperti, non e' per tutti. I criteri di selezione sono ristretti: pazienti over 25, in buona salute cosi' da poter affrontare un'operazione di 3-4 ore, completamente ciechi, con alle spalle una storia confermata di retinite pigmentosa e cellule gangliari e nervo ottico funzionanti nell'occhio sottoposto a impianto della protesi. Ma soprattutto i candidati all'intervento devono aver visto fino a una certa eta' affinche' la corteccia cerebrale collegata alla visione si sia sviluppata. Non devono in altre parole essere ciechi dalla nascita. "Questa storia degli impianti di protesi retiniche nasce per una coincidenza. Conosco personalmente l'inventore di questo device, lo scienziato Mark Humayun, che ha sviluppato questa tecnologia a Los Angeles, ottenendo fondi sia pubblici che privati". In Usa la societa' californiana Second Sight ha messo a punto questo 'occhio bionico' (Argus II) frutto di una ricerca decennale. Si comincio' con 16 elettrodi per approdare a 60 e la tecnologia e' in continua evoluzione. Oggi siamo alla quinta generazione del software e alla terza generazione delle telecamere. Con la protesi retinica, i fotorecettori danneggiati sono sostituiti da un microcomputer in grado di trasformare e trasmettere l'impulso luminoso, ricevuto da una telecamera montata sugli occhiali del paziente, alle cellule nervose della retina ancora attive. (segue)



