(Adnkronos) - "Dalle indagini che seguono emerge che ne' il palazzo di piazza San Michele, ne' il tale Berardi siano mai esistiti e che il professore non ha mai alloggiato negli alberghi indicati" svela Raisi, ribadendo pero' che "le indagini proseguite dal 1980 al 1985 a piu' riprese, vengono interrotte perche' non viene trovato alcun riscontro nel collegamento tra il professore e la strage e che le incoerenze delle sue versioni sarebbero legate all'intenzione di nascondere frequentazioni omosessuali". Un punto non convice Raisi che chiede, invece, il "perche' queste indagini finiscono nel nulla?". Parallelamente, risulta essere presente a Bologna il brigatista Francesco Marra che racconta, riferisce Raisi, "di essersi fermato in citta' perche' gli si era rotta l'auto mentre andava in villeggiatura". "Anche qui, la Digos di Bologna si ferma a questa versione e non ci sono altri atti investigativi" spiega Raisi convinto che l'esplosione di Bologna "e' stato un errore". Secondo l'ex parlamentare, infatti, "la pista piu' coerente e' quella che porta ad una esplosione non voluta, determinata dal trasporto di esplosivo" mediorientale in transito in Italia e destinato ad un attentato 'ritorsivo', di vendetta per la violazione del Lodo Moro, sancito dall'arresto, nel 1979, del giordano-palestinese Saleh. "Vorrei ricordare che i siti di stoccaggio delle armi palestinesi erano in Veneto e in Sardegna e che le Br hanno ad un certo punto collaborato con i palestinesi per avere parte dell'arsenale - sostiene Paradisi - e che e' prevedibile che per un'azione cosi' importante come la strage ci fosse un supporto logistico a Bologna". (segue)




