Milano, 24 lug. (Adnkronos) - "Non mi pareva giusto che Mediobanca e Unicredit stessero imponendo le loro ragioni di creditori senza sufficiente considerazione degli interessi degli altri stakeholder" e "a mio parere bisognava prima di accettare un matrimonio su basi penalizzanti come quello proposto da Unipol, verificare fino in fondo la percorribilita' di un'offerta alternativa, come quella proposta da Sator e Palladio". Salvatore Bragantini, ex consigliere indipendente di Fonsai, interpellato dall'Adnkronos ricostruisce le fasi che nel maggio 2012 hanno portato al via libera alla fusione con il gruppo assicurativo bolognese. Il suo fu l'unico voto contrario all'integrazione. "Non contestavo certo le necessita' di ripatrimonializzare Fonsai", racconta il componente del Cda indicato da Sator, ma "quel che mi turbava era che nessuno abbia mai voluto cercare di massimizzare gli interessi di Fonsai e di tutti i suoi stakeholder, come ad esempio si sarebbe potuto fare cercando un compratore al di fuori dall'universo delimitato da Mediobanca e Unicredit". E ricorda: "Erano Mediobanca e Unicredit a menare la danza, quando sono arrivato io in Cda ormai i Ligresti erano di fatto in minoranza". La fusione tra Unipol e il gruppo assicurativo e' 'dettata' dall'esigenza "di urgente patrimonializzazione" e di "validita' industriale dell'operazione", si sostiene l'ipotesi che l'aggregazione "sarebbe in grado di creare valore per gli azionisti" e l'idea che la stessa "appare essere valutata positivamente dall'autorita' di vigilanza e a raccogliere il consenso di tutti i soggetti alla cui valutazione l'operazione e' soggetta". Eppure, allora, Bragantini non nasconde i suoi dubbi su Unipol. "La enorme quantita' di titoli strutturati complessi, illiquidi e a lunghissima scadenza presenti nei suoi bilanci imponeva, secondo me, un'urgente e dettagliata verifica di quei valori", conclude.




