(Adnkronos) - "L'imperativo categorico che ispirava la politica aziendale - scrive il gip nell'ordinanza - era il risparmio a tutti i costi, al punto che molti dei soggetti sentiti a s.i.t. (a sommarie informazioni testimoniali, ndr) e durante gli interrogatori di garanzia, hanno riferito che, a causa della penuria che regnava nella struttura sono stati costretti a portare personalmente alimenti, presidi sanitari, prodotti per l'igiene intima e ingaggiare vere e proprie dispute con i titolari della struttura persino per ottenere medicinali per i degenti, l'aria condizionata d'estate e il riscaldamento d'inverno. Tali dispute peraltro erano sempre condotte nel timore del licenziamento, che veniva paventato dai titolari nei confronti di quanti si ribellavano al sistema dei soprusi". "Le disposizioni impartite da Massoli Maria Luisa e Vitali Rodolfo agli operatori della casa di cura erano di estrema gravita': essi imponevano alle dipendenti di chiamarli ad ogni emergenza, ma prima che fosse richiesto l'intervento del 118, al fine di ritardare eventuali ricoveri in ospedale, in quanto gli stessi avrebbero comportato minori guadagni", visto che il pagamento della retta e' subordinato all'effettiva permanenza nella struttura. Un'operatrice ha raccontato di un episodio in cui una donna anziana, che aveva bisogno di cure tempestive, era stata soccorsa dal 118 solo due ore dopo e solo per l'insistenza dell'operatrice stessa che, il giorno dopo, "venne aspramente rimproverata dalla Massoli per l'insistenza con cui aveva voluto chiamare il medico e fu invitata a tenere una condotta diversa". (segue)




