Palermo, 16 lug.- (Adnkronos) - Piu' di cento udienze, cinque anni di dibattimento, oltre novanta testi tra accusa e difesa. Ecco i numeri del processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nel 1995. Domani mattina, dopo una breve replica della difesa dei due imputati, i giudici del Tribunale si ritireranno in Camera di consiglio per deliberare. Dovranno decidere se accogliere la richiesta dell'accusa, rappresentata dai pm Antonino Di Matteo, Francesco del Bene e Roberto Tartaglia, di condannare Mori a nove anni di carcere e Obinu a sei anni e mezzo di carcere, oppure se accogliere la richiesta di assoluzione dei difensori, Enzo Musco e Basilio Milio, perche' "il fatto non sussiste". Un processo che nel frattempo si e' trasformato in un pre-processo per la trattativa tra Stato e mafuia, che vede alla sbarra uno die due imputati, il generale Mario Mori per attentato a corpo politico dello Stato. "In questo processo, durato quasi cinque anni, e' emersa la piu' complessa storia dei rapporti tra lo Stato e la mafia tra gli anni Ottanta e Novanta", aveva esorido la requisitoria il pm Antonino Di Matteo. "Una storia cui una parte delle istituzioni, per un'inconfessabile ragione di Stato, ha cercato e ottenuto il dialogo con l'organizzazione mafiosa nel convincimento che quel dialogo fosse utile a fermare le manifestazioni piu' violente della criminalita' e a ristabilire l'ordine pubblico. Questo e' un processo drammatico in cui lo Stato processa se stesso". ((segue)




