Roma, 17 lug. (Adnkronos) - Antonino De Masi, imprenditore calabrese, getta la spugna e chiude i battenti della sua azienda "per crimini di Stato". A casa il 20 luglio - questa la data stabilita per il 'cessata attivita" - andranno i suoi 101 dipendenti, in barba "alle 15 sentenze che mi hanno dato ragione", dal Tar al Consiglio di Stato, denuncia oggi l'imprenditore in una conferenza stampa indetta dal M5S a Montecitorio, al suo fianco in questa battaglia. A fermare De Masi non saranno le cosche che gli hanno riservato raffiche di mitra - 44 colpi di Kalashnikov esplosi contro un portone secondario della sua azienda lo scorso aprile - ma "le banche" con le quali vanta un contenzioso di anni e anni, accusa l'imprenditore. E a sbarrargli la strada c'e' anche la burocrazia di Stato che, "nonostante la richiesta datata 2006", non gli riconosce ancora il diritto all'erogazione di risorse dal fondo di solidarieta' per le vittime di racket e usura. "Eppure - fa notare l'imprenditore calabrese, produttore di macchine agricole e a capo di un deposito container nella piana di Gioia Tauro - la legge prevede di ripristinare tali fondi in tempi rapidissimi". Tre giorni ancora e poi si va a casa, "perche' ormai sono un morto che cammina", lamenta De Masi. Che, dopo la faccenda dei colpi di Kalashnikov, si e' visto affidare una scorta. "Viene tutelato dalle Istituzioni - denuncia il capogruppo M5S al Senato Nicola Morra - quelle stesse che lo hanno affossato. De Masi e' vittima di un errore, ma il sistema se ne frega altamente". Riccardo Nuti, a capo del gruppo stellato a Montecitorio, se la prende con il governo. Quello guidato da Letta e' l'esecutivo "del dire piuttosto che del fare - accusa - Anziche' fare nuove leggi, il governo dovrebbe far rispettare le sentenze e le misure esistenti. De Masi e' minacciato di morte, sta per chiudere la sua azienda per errori non suoi, eppure mancano risposte". Della sua vicenda "abbiamo investito il ministro Alfano - spiega la deputata M5S Dalila Nesci - e il commissario anti-rachet, speriamo ancora che qualcosa accada". (segue)




