Roma, 19 lug. - (Adnkronos) - I siti contaminati sono 4.837, 3.088 sono quelli bonificati e quindi riutilizzabili. Il dato emerge dall'annuario dei dati ambientali Ispra 2012 che rileva la netta prevalenza di interventi effettuati nel Centro-Nord, mentre al Sud procedono con notevole lentezza sia le attività di accertamento sia quelle di bonifica. Tra le attività economiche che danno origine alla contaminazione del suolo e delle acque sotterranee prevalgono le attività industriali/commerciali e quelle connesse alla gestione dei rifiuti, in particolare le prime al Centro-Nord, le seconde al Sud. Inoltre, da un rapporto realizzato dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e dal ministero dell' Ambiente, emerge anche che in Italia ci sono 1.142 stabilimenti a rischio di ' incidente rilevante' (Rir), tipo 'Seveso'. Oltre il 50% di queste industrie pericolose sono in quattro regioni del nord Italia: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. I comuni interessati sono 756, pari al 9%. Ravenna guida la classifica delle città più esposte con 26 stabilimenti, seguita da Venezia (15) e Genova (14). Una consistente presenza degli stabilimenti tipo 'Seveso' si rileva anche in alcune regioni del centro-sud, come Sicilia, Lazio e Campania (ciascuna con poco piu' del 6%), Toscana (circa 5%), Puglia e Sardegna (circa 4%). Aree di particolare concentrazione di stabilimenti 'Rir' sono vicino ai poli petrolchimici e di raffinazione, come per esempio Trecate (nel Novarese), Porto Marghera, Ravenna e Ferrara, Gela, Priolo a Siracusa, Brindisi, Taranto, Porto Torres (Ss) e Sarroch (Ca).




