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Qualità dell’aria insoddisfacente. Pm10, ozono e biossido di azoto nel mirino

Lo rileva l'annuario dei dati ambientali Ispra 2012
domenica 21 luglio 2013
Qualità dell’aria insoddisfacente. Pm10, ozono e biossido di azoto nel mirino

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Roma, 19 lug. - (Adnkronos) - Lo stato della qualità dell’aria presenta una situazione piuttosto insoddisfacente per il Pm10: il 48% delle stazioni di monitoraggio ha superato il valore limite giornaliero (50 μg/m3 da non superare più di 35 volte per anno civile). Lo rileva l'annuario dei dati ambientali Ispra 2012 sottolineando che la qualità dell’aria è una delle emergenze ambientali che, insieme ai cambiamenti climatici ai quali è collegato, preoccupa gli amministratori locali e centrali e coinvolge quotidianamente tutti i cittadini. Le emissioni nazionali di ossidi di zolfo, ossidi di azoto e ammoniaca, dal 1990 al 2011 sono costantemente diminuite (-62%). A partire dal 1992, anche le emissioni nazionali di PM10 hanno iniziato a ridursi: rispetto a tale anno, nel 2011 si registra una diminuzione del 35%. Lo stato della qualità dell’aria presenta una situazione piuttosto stazionaria, che continua a essere soddisfacente per il biossido di zolfo e per il benzene e insoddisfacente per il Pm10, per l’ozono (l’obiettivo a lungo termine non è stato rispettato nel 92% delle stazioni) e per il biossido di azoto (il valore limite annuale non è stato rispettato nel 20% delle stazioni di monitoraggio). Un altro inquinante preoccupante per le accertate proprietà cancerogene è il benzo(a)pirene i cui livelli, seppur misurati in un numero ancora troppo limitato di stazioni di monitoraggio (69), superano il valore-obiettivo nel 20% dei casi. Per quanto riguarda le azioni volte al miglioramento della qualità dell’aria, nel 2010 sono aumentati i provvedimenti adottati (462), di cui il 55% nel settore trasporti e il 21% nel settore energia. Una corretta valutazione della qualità dell’aria non può prescindere dall’analisi della componente aerobiologica (pollini e spore). Ciò è vero, in particolare, nelle aree metropolitane in cui l’inquinamento chimico-fisico preesistente, con effetto sinergico, favorisce e amplifica gli effetti negativi sulla salute umana dovuti all’azione degli aeroallergeni. Si rileva una forte variabilità geografica dell’indice pollinico allergenico. Le zone costiere, sia tirreniche sia adriatiche, sono caratterizzate da valori bassi; ciò è dovuto alle brezze e ai venti marini che tendono a ripulire l’aria da tutte le particelle aerosospese. I valori dell’Italia centrale, tendenzialmente sopra la media, risentono della forte presenza di cupressaceae che ne determinano anche i picchi di Firenze, Perugia e Castel di Lama. I valori del Nord sono, invece, più condizionati dai pollini di urticaceae e, nell’Arco prealpino, dalla spiccata biodiversità. Il periodo più problematico per la salute si conferma quello primaverile, durante il quale si può constatare la quasi contemporanea presenza in atmosfera di pollini di tutte le famiglie allergizzanti monitorate. In Italia, nel 2011, gli inquinanti più critici per le elevate concentrazioni presenti in atmosfera continuano a essere il particolato (Pm10 e anche Pm2,5), l’ozono e il biossido di azoto. Ad essi si aggiunge il Benzo(a)pirene i cui livelli, seppur misurati in un numero ancora troppo limitato di stazioni (69), superano il valore obiettivo nel 20% dei casi.