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Dal parafulmini al dispenser di scotch, materiali radioattivi da smaltire

domenica 17 marzo 2013
Dal parafulmini al dispenser di scotch, materiali radioattivi da smaltire

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Roma, 15 mar. - (Adnkronos) - Grazie alle loro proprietà, i materiali radioattivi sono sfruttati in una grande varietà di applicazioni, dalla diagnosi e terapia biomedica (radioterapia, scintigrafia, sterilizzazione di sangue o di strumenti chirurgici, radiografia, Tac) all'irraggiamento di prodotti non biomedicali (come la sterilizzazione e l'irraggiamento di cibi per conservazione) fino alla diagnostica e misure industriali e analisi di materiali. Arrivano prevalentemente da questi ambiti i rifiuti radioattivi, ma della categoria fanno parte anche oggetti d'uso quotidiano progettati e costruiti in passato. Alcuni di questi sono prodotti di largo consumo, oggi non più in vendita e ritirati dal mercato, ma spesso ancora presenti nelle case degli italiani. Come il tape dispenser C15, un tipo di supporto per scotch dalla base pesante, prodotto e commercializzato negli anni '70 e '80 con sabbie conteneti Torio e Uranio Depleto. Ma anche i parafulmini, tanti quelli in Italia la cui punta è costituita da una sorgente radioattiva, così come alcuni rilevatori di fumo. E poi le lancette luminose di alcuni orologi da polso, le reti delle lampade a gas in Torio. Si tratta di oggetti che vanno correttamente smaltiti contattando il servizio integrato Enea-Nucleco, operativo sull'intero territorio nazionale, che interviene su segnalazione per ritirare e gestire in sicurezza questi prodotti, di qualsiasi quantitativo si tratti. Anche se gestione e smaltimento di sorgenti radioattive sono regolati da normative alle quali i possessori di sorgenti devono attenersi, le autorità nazionali competenti devono anche occuparsi delle sorgenti incustodite che rappresentano un potenziale pericolo per la popolazione e l'ambiente. Il servizio integrato si occupa generalmente materiali radioattivi di I e II categoria di origine sanitaria e piccole sorgenti radioattive che rispettano i limiti stabiliti dalla guida tecnica n. 26 dell'Enea, secondo quanto disposto in accordo con la società partecipata Nucleco. Alcune tipologie di materiali come i medicali di I categoria, sono trattate alla stregua dei rifiuti convenzionali; altre finiscono nel deposito Nucleco, in attesa della realizzazione del deposito nazionale.