Roma, 18 giu. (Adnkronos) - L'attivita' informativa degli apparati di intelligence "non ha sinora rilevato la presenza di reti autoctone strutturate ne' di cellule organiche a gruppi estremisti attivi all'estero", ma "la maggior incognita resta legata al fenomeno dei cosiddetti terroristi 'self starters"'. E' quanto sottolinea l'ultima Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza, curata dal Dis (Dipartimento Informazioni per la Sicurezza). Un dato che "parrebbe aver trovato conferma, nel 2012, nelle due operazioni di polizia giudiziaria -cui l'Aisi ha fornito il proprio contributo informativo- riguardanti rispettivamente un internauta italofono di origine nordafricana cresciuto nel nostro Paese ed un cittadino italiano convertito alla visione jihadista, entrambi indagati per attivita' di proselitismo radicale ed addestramento 'operativo' sul web". Il quadro delineato dall'intelligence italiana "ha posto in luce l'ininterrotto attivismo, sulla rete, di giovani perlopiu' completamente formati dal punto di vista ideologico o che sono ancora in fase di auto-indottrinamento, sia appartenenti alla seconda generazione di immigrati sia cittadini italiani caratterizzati da una visione intransigente dell'Islam e da atteggiamenti di sofferenza verso i costumi occidentali". Per quanto riguarda in particolare la crisi siriana, "numericamente contenute sono risultate l partenze dall'Italia di cittadini siriani intenzionati a sostenere la rivolta in madrepatria o a fornire supporto umanitario alla popolazione, ma non sono emersi strutturati canali di instradamento verso quel teatro di aspiranti mujahidin". I servizi segnalano "in prospettiva" possibili "insidiosi casi di 'reducismo', nonche' forme di riattivazione sul territorio nazionale, in funzione di sostegno al jihad siriano, di circuiti estremisti di origine prevalentemente maghrebina rimasti sinora sottotraccia".



