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Sinistra a caccia dei voti della Flotilla: Dibba, Albanese, Avs e M5s, cosa sta succedendo

di Tommaso Montesanodomenica 24 maggio 2026
Sinistra a caccia dei voti della Flotilla: Dibba, Albanese, Avs e M5s, cosa sta succedendo

3' di lettura

Su un punto sono tutti d’accordo: non finisce qui. La partita della Global Sumud Flotilla non è certo terminata con l’espulsione lampo degli attivisti e il loro ritorno a casa, con il carico di denunce per i presunti maltrattamenti subiti in Israele. Nossignore. La mobilitazione sarà permanente, come lascia presagire la nota diffusa dagli organizzatori all’indomani del rimpatrio dei militanti, laddove fissa come condizioni per il passo indietro l’interruzione dei «rapporti militari, commerciali, accademici» con Israele, la liberazione di «tutti i prigionieri politici palestinesi, in Italia e nei territori occupati» e la fine dell’«occupazione» israeliana.

Un «vaste programme» che necessita di un braccio politico. E le manovre, a sinistra, sono già iniziate, con conseguenti lotte intestine per accaparrarsi il bacino elettorale della Flotilla. Il fronte più attivo per trasformare in consensi l’onda Pro-Pal è quello di Avs. Ieri Nicola Fratoianni, uno dei due leader della formazione, ha dato a «tutti e tutte» appuntamento a mercoledì prossimo, 27 maggio, alla “città dell’altra economia”, a Roma, alle ore 18. Quel giorno sarà in programma Justice for palestine, una maratona oratoria con «musica, parole, testimonianze» dedicata alla “questione palestinese”.

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L’occasione è offerta dalla raccolta di firme lanciata da European Left Alliance, il gruppo al parlamento europeo al quale appartengono i due eurodeputati di Sinistra italiana, Ilaria Salis e Domenico Lucano. La campagna, che al momento avrebbe raccolto oltre un milione di firme, chiede lo «stop al trattato Ue-Israele». E gli organizzatori, dopo le polemiche suscitate dai comportamenti del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, puntano a sfruttare la corrente. «Se le immagini che abbiamo visto ti hanno indignato, se non ne puoi più delle parole vuote dei governi europei, allora sostieni la nostra campagna», ha lanciato l’appello Fratoianni con un video sui social. Il programma è un indizio su quali saranno i volti del laboratorio politico che ruota intorno alla Flotilla: oltre allo stesso Fratoianni, ecco l’ex no global - e frontman della ong Mediterranea Saving Humans - Luca Casarini, ecco Angelo Bonelli, l’altro leader di Avs, ecco lo stesso Lucano.

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Ecco, soprattutto, Francesca Albanese, inviato speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, che proprio ieri ha rilasciato un’intervista al Fatto Quotidiano - che a sua volta ha promosso una raccolta di firme per chiedere a Giorgia Meloni di rimuovere il veto alle sanzioni europee contro Israele e di «non limitarsi a quelle individuali» - nella quale sostiene che «l’indignazione non può esaurirsi con il ritorno a casa degli attivisti, ma deve continuare fino alla fine dell’occupazione, dell’apartheid e del genocidio. Serve mobilitarsi in modo permanente». Appunto. Proprio Albanese, però, è corteggiatissima sia dal M5S di Giuseppe Conte (e questo sarebbe l’approdo più sicuro in termine di seggio), sia dall’altro “forno” Pro-Pal e Pro-Flotilla: quello di Alessandro Di Battista, che alcune indiscrezioni indicano come tentato dal gran rientro sulla scena elettorale con la sua associazione Schierarsi in vista delle Politiche del prossimo anno (soglia di sbarramento permettendo).

Di Battista, a sua volta, da anni collabora con Il Fatto, il cui direttore, Marco Travaglio, guarda caso ieri ha lanciato un siluro ad Avs “approfittando” della vicenda giudiziaria di Nichi Vendola, uscito indenne da una condanna a tre anni e sei mesi dal processo Ilva «per intervenuta prescrizione». Si dà il caso che Vendola, infatti, sia il presidente di Sinistra italiana, il partito di Fratoianni, e che mediti, ha sottolineato Travaglio, anche lui di candidarsi nel 2027. Con Avs. Ma Bonelli e Fratoianni, si è chiesto il direttore del Fatto, «con che faccia contesteranno i prescritti di destra che si spacciano per assolti, se candidano gente che fa lo stesso?». Tutta acqua per il potenziale mulino di Dibba, che sui social continua a bastonare l’«oscena propaganda» a favore del «nazional-sionismo» di Ben-Gvir. L’ex “cavallo di razza” del M5S ha un altro colpo in canna: Tomaso Montanari, il rettore dell’università per stranieri di Siena, anche lui firma del Fatto. Montanari che a Piazzapulita, un paio di giorni fa, ha naturalmente lodato la Flotilla: «Ha avuto, a caro prezzo, un grande successo politico. Ha svelato che cosa è Israele, Stato torturatore e razzista, Stato genocida. No, non è solo Ben-Gvir: è uno Stato criminale».