Roma, 18 giu. - (Adnkronos) - Prima per pubblicazioni scientifiche ma fanalino di coda nella classifica dei Paesi che poi concretamente investono per realizzare le idee. E' il doppio volto dell'Italia in tema di energia e innovazione. Eppure, nel mondo si registra un vero e proprio boom di investimenti nella ricerca energetica, il cosiddetto settore R&S: nel 2011, la spesa in R&S in campo energetico e' cresciuta ad una velocita' tripla rispetto alla media (+34,3% contro un +6,1% complessivo degli altri settori). Un incremento riconducibile al ruolo decisivo del settore pubblico e al grande volume di investimenti alimentato dalla Cina (37,4 miliardi di dollari nel 2011). Ma se la Cina traina, l'Italia con 1,31 miliardi di dollari, si posiziona in fondo alla classifica dei principali Paesi per gli investimenti in innovazione energetica, pur evidenziando una ripresa rispetto al 2010: registrano un significativo aumento sia le risorse pubbliche investite (+23%) sia quelle private (+5%). In particolare, gli investimenti pubblici si sono concentrati sul settore dell'efficienza energetica (24% del totale), che invece a livello globale vede un peso molto inferiore (8%). In questo ambito, solo il Regno Unito fa meglio dell'Italia, tra i Paesi europei. Dimezzato, rispetto a 10 anni prima, il volume di risorse destinate al nucleare (23%), mentre le rinnovabili si attestano al 17%. I dati emergono dal Rapporto 2013 sull'Innovazione Energetica di I-Com (Istituto per la Competitivita'), realizzato in collaborazione con Abb Italia, Assoelettrica, Cnr, Enea, Enel, Eni, Rse e Terna. Per Stefano da Empoli, presidente di I-Com, l'innovazione ha bisogno di "politiche di sostegno rivolte specificamente alle Pmi, rafforzandone la capacita' di cooperazione con le grandi imprese del settore e i centri di competenza nazionali e, piu' in generale, a livello italiano ma anche europeo nella razionalizzazione dell'impiego delle risorse con una capacita' di selezione molto maggiore di settori e luoghi della ricerca". "Oggi - continua il presidente di I-Com - siamo al paradosso che non c'e' neppure un coordinamento nazionale tra quello che fanno ad esempio Regioni ed universita' quando ne servirebbe uno di livello continentale". Pero', le pubblicazioni scientifiche vedono l'Italia ai primi posti della classifica dei principali player dell'innovazione energetica. Con 113 articoli pubblicati nel 2012 dei quasi 2.500 articoli pubblicati sulle piu' prestigiose riviste scientifiche internazionali del settore energetico, il nostro Paese si piazza al quinto posto. Tra le regioni italiane, la Lombardia e' prima con il 21% di pubblicazioni in campo energetico, seguita dalla Sicilia, con il 10%. A questo primato pero' non corrisponde un adeguato numero di brevetti. Su 17.437 brevetti analizzati, depositati presso l'ufficio brevetti europeo nel 2012, e relativi a tecnologie energetiche a basso impatto ambientale, solo 154 sono italiani. La Lombardia primeggia ancora con il 30% dei brevetti, mentre la Sicilia, nonostante la buona produzione di articoli scientifici, si posiziona al tredicesimo posto. La ragione della scarsa propensione italiana a brevettare va ricercata nella struttura stessa del tessuto produttivo, fondato su una larga diffusione di aziende di piccola e piccolissima dimensione. Sul fronte della valorizzazione commerciale di tecnologie energetiche (import/export), l'Italia mantiene tuttavia un saldo positivo con un attivo di 7,7 miliardi di dollari nel 2011 (la Germania si ferma a 6,8 milioni). Negativi pero' i saldi relativi ai settori eolico e soprattutto fotovoltaico, che mostra un deficit vicino ai 20 miliardi di dollari. Per rendere piu' competitivo il Paese, secondo lo studio di I-Com occorre affrontare il nodo delle Pmi, mettendole al centro di specifiche piattaforme di sviluppo con strumenti dedicati, come accade all'estero - sottolinea lo studio - nei paesi piu' avanzati. A fronte di una quantita' sempre piu' limitata di risorse, serve limitarne la frammentazione, puntando su programmi di ricerca a lungo termine e occorre snellire i processi autorizzativi e rendere piu' efficiente il sistema delle incentivazioni. Va inoltre implementata la cooperazione tra imprese e centri di ricerca e tra amministrazioni centrali e regionali. L'Europa ha saputo dotarsi di una politica a favore dell'innovazione energetica adeguata dal punto di vista della governance. Il prossimo Programma Quadro (Horizon 2020) prevede, in particolare, uno specifico filone di investimenti, pari a 5,8 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 6,8 miliardi dedicato al settore dei trasporti, e' importante che l'Italia possa contribuire attivamente alla definizione di obiettivi e strumenti, garantendo un'adeguata rappresentanza delle esigenze del tessuto produttivo nazionale presso diversi consessi decisionali.




