Roma, 20 giu. - (Adnkronos) - "Dopo l'onda emotiva della sentenza di Torino non ci si puo' fermare. Le associazioni esposti e parenti vittime dell'amianto, le associazioni ambientali, i comitati che da anni si battono perche' l'enorme problema amianto possa trovare soluzione con una legge del Parlamento Italiano, devono proseguire la loro azione. E' inaccettabile che tutto rallenti e sopisca all'interno di una piu' generale emergenza sanitaria e ambientale. Chiediamo pertanto alle forze politiche presenti in Parlamento di inserire questo tema tra le priorita' sanitarie e ambientali e l'occasione per farlo c'e'". Cosi' Fabio Paterniti, del comitato Cave all'Amianto? No, grazie! in riferimento al Ddl "Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell'ambiente dall'amianto, nonche' delega al Governo per l'adozione di un testo unico in materia di amianto", depositato in Senato il 15 marzo scorso, primo firmatario Felice Casson. La proposta si prefigge di riunire in un testo legislativo unico la complessa questione amianto, con la finalita' di correggere le storture e le lacune delle norme vigenti e intende preordinare al meglio le modalita' per una piu' efficace prevenzione sanitaria, tutela economica per gli esposti, censimento e piano di bonifica delle aree contaminate dall'amianto, e il divieto (articolo 13) all'estrazione e l'utilizzo delle pietre verdi, come definite ai sensi del decreto del Ministro della sanita' 14 maggio 1996. L'articolo 13 e' il fulcro della battaglia civile di "Cave all'Amianto? No grazie!", successivamente condivisa da Rete Ambiente Parma e Coordinamento Nazionale Amianto, sostenuta da Isde Italia ed altre molteplici sigle dell'ambientalismo e del volontariato sanitario. Per tutti, e' fondamentale cancellare l'allegato 4 del Dm 14 maggio 1996, perche' superato questo, l'estrazione di amianto ricadrebbe automaticamente nel settore estrattivo sotto il principio piu' generale, per il quale e' vietato commercializzare materiali con contenuto di sostanze dichiarate cancerogene superiore allo 0,1%. "Questa infatti e' la norma che causa prima di ogni altra il perdurare della dispersione di nuove fibre di amianto in ambiente", aggiunge Paterniti. "L'allegato 4 - spiega Paterniti - di fatto ha consentito di continuare a cavare amianto; si e' autorizzato anche l'apertura di nuove cave, a patto che il materiale estratto non liberasse amianto in ambiente al di sopra di determinate concentrazioni. La procedura di controllo e' talmente macchinosa da essere dichiarata inapplicabile da Arpa Emilia Romagna. Arpa Valle d'Aosta afferma che il prodotto della miniera di Balangero, la piu' grande cava di amianto d'Europa con una concentrazione di amianto dal 6 all'8%, dopo la frantumazione primaria e secondaria rilascia in ambiente una grande quantita' di fibre di amianto, ma sottoponendolo alle metodiche previste dall'allegato 4 il minerale risulterebbe 'non pericoloso'". "Si tratta anche in questo settore di far valere il principio secondo il quale i materiali piu' pericolosi devono essere sostituiti con altri a minor impatto negativo. Altro punto importante e' fissare termini perentori affinche' le regioni completino il censimento dei siti contaminati da amianto industriale e naturale - aggiunge - Il censimento delle cave contaminanti su ofiolite affidato dalla legge alle Regioni e' a tutt'oggi incompleto. Questa e' la premessa necessaria affinche' tali siti possano essere dichiarati contaminati da amianto naturale". Nel piani di bonifica dall'amianto sara' importante inserire anche i siti oggetto di escavazione, abbandonati e mai rinaturalizzati, come peraltro gia' previsto dalle leggi vigenti, ma disattese, secondo un nuovo calendario perentorio compatibile con le risorse disponibili.




