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Marina: Tenente Vascello Catia Pellegrino, primo comandante donna di una nave (2)

domenica 23 giugno 2013
Marina: Tenente Vascello Catia Pellegrino, primo comandante donna di una nave (2)

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(Adnkronos) - Per assumere il comando di una nave della Marina Militare, Catia Pellegrino ha lavorato duro. Forse la Marina ce l'aveva come stella nel destino. Tempestava di richieste di arruolamento il ministero della Difesa, ancora prima dell'apertura delle Forze Armate alle donne. "Chiamavo in continuazione al telefono il ministero", racconta ora, sorridendo, il Tenente di Vascello, e "mi rispondevano che non era previsto. Quando poi si decise che le donne potevano entrare, presentai subito domanda. C'erano 31 posti, le domande circa 5.000. Ci ho messo l'anima, e ci sono riuscita. Non me ne sono mai pentita". Nel 2000 e' entrata nel primo corso femminile di allievi ufficiali dell'accademia di Livorno. Nel corso della sua carriera, ha addestrato i sottufficiali, e fino al 2008 era a bordo dell'ammiraglia della Marina, la portaerei Garibaldi, con un ruolo operativo di primo piano: "Ero il capo del nucleo missili antiaerei -racconta- in caso di necessita' avrei fatto eseguire l'ordine del comandante". Impegnata in operazioni antipirateria dal settembre 2010 al novembre 2012, ha all'attivo tre missioni in ambito Ue e Nato. Ora e' concentrata sul pattugliatore di cui ha assunto la responsabilita. Il 'Libra', spiega, "tra qualche tempo sara' impegnato in operazioni di vigilanza pesca". Un pensiero va ai due maro' Salvatore Girone e Massimilano Latorre, trattenuti in India con l'accusa di aver ucciso due marinai indiani, scambiati per pirati. "Mi auguro che la situazione si risolva al meglio -dice Pellegrino- come stanno cercando di fare le nostre autorita' politiche e diplomatiche". E a chi le chiede se si senta di dare un consiglio ai giovani che scelgono la Marina, il comandante di nave 'Libra' replica: "Si entra solo con la giusta motivazione. E per la stessa ragione si rimane. Professionalita' e orgoglio, perche' la Marina e' la nostra bandiera portata nel mondo. Ogni nave che tocca un porto internazionale rappresenta l'Italia. Il nostro e' un lavoro che si fa per passione, non per ritorni economici". Il segreto? "Avere un orizzonte ampio e saper guardare oltre. Questo lavoro si vive. Sapendo che bisogna sempre lasciare un porto e riprendere il mare".