Roma, 22 nov. - (Adnkronos) - Nelle foreste e nel suolo delle aree protette italiane è immagazzinata una quantità di carbonio che, se si trasformasse in Co2, sarebbe di circa quattro volte superiore alle emissioni che alterano il clima prodotte ogni anno nel nostro Paese: circa 460 milioni di tonnellate di carbonio stoccate nei parchi e nelle riserve contro 433 milioni di tonnellate di Co2 (il carbonio 'pesa' 3,6 volte in meno rispetto alla Co2). Una vera e propria 'cassaforte del clima' che, in termini economici, vale 1 miliardo e 200 milioni di euro ogni anno, il valore complessivo del servizio al mantenimento della stabilità climatica. Il tema sarà al centro della conferenza nazionale "La Natura dell'Italia. Biodiversità e aree protette: la green economy per il rilancio del Paese" organizzata dal ministero dell'Ambiente in collaborazione con Federparchi, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Unioncamere (11 e 12 dicembre) e in cui si parlerà tra l'altro del ruolo della conservazione e valorizzazione sostenibile delle risorse naturali anche nella guerra al clima che cambia. Un servizio ambientale importante, ma gli ecosistemi boschivi e montani protetti rischiano un cambiamento dagli esiti drammatici: le proiezioni dell'Ipcc (il panel di scienziati Onu che studiano l'effetto serra) indicano che tra un quinto e un terzo delle specie vegetali europee sarebbe a rischio di estinzione se la temperatura media globale salisse oltre 2-3°C sopra i livelli pre-industriali (oggi il riscaldamento globale viene valutato in 0,8 gradi di aumento). A rappresentare una minaccia sono anche conseguenze apparentemente favorevoli del riscaldamento: più caldo significa più foreste in alta quota. Nel secolo scorso nell'ambiente alpino c'è stato uno spostamento di 0,5-4 metri per decennio delle specie vegetali verso altitudini maggiori. Entro il 2080 è previsto un avanzamento della linea boschiva nelle zone alpine di centinaia di metri con una conseguente perdita del 62% delle specie vegetali montane cui si aggiunge l'estinzione prevedibile di specie animali anche fortemente simboliche, come il lupo, l'orso e il camoscio. Con il mutare delle condizioni meteo-climatiche, molte specie di piante stanno migrando di centinaia di chilometri rispetto al loro habitat tradizionale, nel nostro paese soprattutto in direzione Nord Ovest, mentre si prevede che le foreste tenderanno a ridursi nel Meridione. La velocità di questo cambiamento, aggravata dalla frammentazione del territorio, determinerà un aumento delle estinzioni delle specie montane. "Non possiamo permetterci di perdere biodiversità: assieme agli elementi costitutivi della natura e del paesaggio italiani perdiamo servizi fondamentali per il mantenimento degli equilibri climatici, per la stabilità dei versanti montani, per l'approvvigionamento di acqua e per la produzione di aria - dichiara il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri - Non lo possiamo fare soprattutto nella settimana in cui, una volta ancora, si contano i morti per eventi meteorologici estremi, collegabili almeno statisticamente al cambiamento climatico in atto". "Inoltre - prosegue Sammusi - non si esce dalla crisi economica e occupazionale se non si pone mano alle cause che stanno scatenando la crisi climatica. In Italia questa realtà è forse più chiara che altrove. Lo dimostrano, al di là dell'inaccettabile tributo di vite umane agli eventi climatici più severi, anche le cifre dei danni da catastrofe rispetto a quelle, molto minori, della prevenzione e della strategia di adattamento al clima che cambia". "La Conferenza 'La Natura dell'Italia' rappresenta il momento in cui si potrà fare il punto su molte delle politiche ambientali e di protezione del territorio e della biodiversità - conclude Sammuri - L'Italia ha il più alto indice di biodiversità in Europa: questo è il nostro record, il nostro spread positivo. Nella Conferenza di dicembre si incontreranno mondi diversi che raramente dialogano fra loro: l'obiettivo è che l'intero sistema Paese si accorga del giacimento di opportunità che possono nascere dalla gestione accorta, sostenibile e sobria delle risorse naturali".




