Milano, 11 ago. (Adnkronos) - Il tempo passa, ma sembra tutto immutato in via Pascoli a Garlasco (Pavia) dove Chiara Poggi è stata uccisa il 13 agosto 2007. "Il dolore è sempre uguale, ci si abitua solo un po'. E meno male, altrimenti impazzirei" dice con un filo di voce mamma Rita. A sei anni da quella telefonata che le ha cambiato la vita - la famiglia era in vacanza in Trentino quando la giovane fu ammazzata - il ricordo di Chiara è sempre vivo. Nulla nella sua stanza è cambiato e "di lei mi manca tutto. Ho solo bei ricordi, è difficile trovare il più bello ed è difficile farlo in questi giorni dove ripenso continuamente agli ultimi giorni trascorsi con lei", spiega all'Adnkronos. Il marito Giuseppe e il figlio Marco sempre al suo fianco nei processi che hanno portato alla doppia assoluzione per Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara e unico imputato, oggi la signora Rita guarda "con un po' più di speranza" al processo d'Appello-bis dopo la decisione della Cassazione di 'riaprire' il caso. "Finalmente - aggiunge - qualcuno ci ha creduto, noi non abbiamo mai smesso di farlo, di chiedere verità per Chiara. E' quello che chiediamo da sei anni e che continueremo a fare". E nel giorno dell'anniversario, martedì ci sarà una messa in ricordo di Chiara, mamma Rita tiene lontano lo spettro del prossimo incontro, nelle aula del tribunale di Milano, con Alberto. Il nuovo processo non sarà fissato prima di gennaio prossimo e la possibilità di incrociare lo sguardo del 'biondino' per ora non la sfiora. "Ora non ci penso all'Appello, non voglio pensare ad Alberto, penso solo alla mia Chiara". Oggi sua figlia avrebbe 32 anni, "ma non devo mai soffermarmi a pensare a quello che poteva essere la sua vita, a cosa ha perso in questi sei anni, è troppo doloroso". Secondo l'avvocato della famiglia, Gian Luigi Tizzoni, Alberto Stasi "è colpevole. Nessun dubbio, mai". E a sei anni dall'omicidio è convinto di poterlo dimostrare. "Dopo la sentenza della Cassazione sono sicuro che i giudici del nuovo processo d'Appello ci daranno ragione e la famiglia di Chiara potra' avere finalmente giustizia", spiega all'Adnkronos. Accogliendo i ricorsi del sostituto procuratore di Milano, Laura Barbaini, e della parte civile, la Suprema Corte ha emesso il 18 aprile scorso una sentenza che il legale non esita a definire "storica. Con l'annullamento della doppia conforme - sottolinea - si riconosce che i nuovi elementi, insieme a quelli già analizzati in precedenza, offrono un quadro accusatorio stabile. Una tesi di cui i giudici del rinvio non potranno non tener conto, per questo sono convinto che si arriverà a una sentenza di condanna". Una vittoria, a cui l'avvocato non ha mai smesso di credere e che ripaga la famiglia di Chiara "della delusione per la doppia assoluzione" e, in particolare, di una sentenza d'Appello "illogica e contraddittoria". Un successo non in solitaria: "Dietro tutto questo c'è un importante lavoro di équipe che ha visto insieme procura generale e parte civile, con il contributo fondamentale di diversi consulenti tra cui Antonio Barili, Marzio Capra e Paolo Reale". In attesa delle motivazioni dei giudici della prima sezione penale della Cassazione, Tizzoni non nasconde la soddisfazione di aver portato elementi nuovi all'attenzione di Piazza Cavour. "Nel ricorso abbiamo puntato sull'analisi mai eseguita su un capello trovato nella mano di Chiara, su una bicicletta mai sequestrata ad Alberto e sui primi due gradini esclusi dall'esame sperimentale sulla camminata di Stasi", ordinata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli. Elementi che potranno concorrere a 'ribaltare' la doppia assoluzione e che potranno costare ad Alberto, allora fidanzato di Chiara e unico imputato, la prima condanna. "La Cassazione ha messo insieme i pezzi del puzzle passando da una parcellizzazione di indizi a una visione di insieme che mi fa essere più che ottimista per il nuovo processo", fissato non prima del prossimo gennaio. "In un processo - conclude l'avvocato - bisogna rispettare i diritti di tutte le parti, non solo quelli dell'imputato, ma anche della parte civile che non è mera spettatrice. Credo che sia doveroso garantire alla famiglia di Chiara la verità su quanto successo e dargli quella giustizia che inseguono da sei anni".




