Pechino, 9 lug. (Adnkronos) - 500 milioni di cinesi che vivono nelle province del nord del Paese hanno aspettative di vita inferiori di 5 anni rispetto alla media dei loro connazionali. La colpa è delle emissioni di particolato provocate dal carbone usato per il riscaldamento durante i freddi mesi invernali. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature e realizzato dalla National Academy of Sciences, potrà aiutare a prevedere le correlazioni tra aspettative di vita e inquinamento sia in Cina che negli altri Paesi dove i livelli di inquinamento derivanti dall'uso di combustibili fossili è pericolosamente vicino ai livelli di guardia. In Cina il problema nasce dall'iniziativa del governo centrale che dal 1950 al 1980 ha distribuito nell'area settentrionale del Paese, nella regione a nord del fiume Huai e sulla catena montuosa Qinling -una demarcazione piuttosto tradizionale tra il nord e la Cina meridionale- carbone gratis per riscaldamento. Obiettivo era evidentemente quello di venire incontro alle necessità di milioni di famiglie che non riuscivano a far fronte con le loro risorse ai rigori dell'inverno. Consentendogli quindi di stare al caldo ma al tempo stesso di respirare particolato in quantità superiori del 55%, 550 microgrammi per metro cubo d'aria, rispetto a quello normalmente presente nell'aria della Cina meridionale. Proprio lo studio sulla diversa qualità dell'aria incrociata con i dati sui livelli di mortalità tra Sud e Nord del Paese ha consentito agli scienziati di estrapolare gli effetti dell'inquinamento sulla salute fornendo precisi dati temporali. In più si è constatato che le cause di morte, sempre a nord dell'area di demarcazione, sono interamente dovute a malattie cardiorespiratorie.




