Roma, 9 lug. (Adnkronos) - La Lav mette a disposizione la somma di 2.000 euro come ricompensa per chi fornira' informazioni utili ad identificare gli autori dell'uccisione dell'orso 'Stefano'. "Chiediamo alla Procura della Repubblica competente e alle Forze di Polizia, in primo luogo al Corpo Forestale dello Stato, che chi ha compiuto quest'atroce gesto sia identificato con indagini veloci ed efficaci, mediante stringenti accertamenti tecnici, anche con il coinvolgimento dell'Istituto di medicina forense veterinaria di Grosseto, mediante l'autopsia dell'orso e l'esame dei proiettili". Lo afferma in una nota la Lav commentando l'uccisione dell'orso "Stefano" avvenuta ieri nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, "con modalita' simili ad un esecuzione". "Gli autori, che potrebbero essere identificati attraverso esame ed analisi incrociate di fucili e proiettili - spiega Carla Campanaro, responsabile dell'Ufficio legale della LAV - dovranno rispondere del reato di uccisione di animale con crudelta' ex art 544 bis Codice penale. Oltre a cio', dovranno rispondere anche del reato di furto venatorio di cui agli artt. 624, 625 n. 7, del Codice Penale, in relazione alla teoria giurisprudenziale della sussistenza del reato di furto aggravato ai danni dello Stato in caso di illecita apprensione di fauna selvatica da parte di persona sprovvista di licenza di caccia (Corte Suprema di Cassazione, IV Sezione Penale, Sentenza n. 34352 del 27/5/2004)" . "Chiediamo al Ministero dell'Ambiente di potenziare controlli e tutela delle specie protette, garantendo risorse adeguate al Parco - prosegue Massimo Vitturi, responsabile Lav Caccia e Fauna selvatica - Chiediamo inoltre che il recepimento della Direttiva 2008/99/ce del Parlamento Europeo sulla tutela penale dell'ambiente, che chiedeva agli Stati membri sanzioni efficaci per chi uccide specie protette, sia riformulato inserendo nel Codice penale una specifica ipotesi delittuosa che preveda sanzioni adeguate, tra cui certamente il carcere e la revoca permanente del porto d'armi nonche' l'interdizione dallo svolgimento di qualunque attivita' che preveda l'uso di animali, per chi commette tali atrocita"'. La Direttiva 2008/99/ce, infatti, secondo la Lav, e' stata recepita in Italia con una norma blanda ed irrisoria (art. 727 bis Codice penale) che non prevedendo sanzioni adeguate non costituisce un deterrente sufficiente per episodi come questo.




