Avellino, 9 lug. - (Adnkronos) - Ipertensione, diabete e cardiopatia ischemica, sono le principali cause dello scompenso cardiaco. Alla base un cattivo funzionamento delle valvole. Una patologia che colpisce oltre il 10 per cento degli ultrasettantenni (31mila in Italia, 2.600 in Campania). Una sola la terapia valida: la correzione chirurgica. Una terapia, tuttavia, non sempre praticabile a causa dell'alto rischio operatorio o dell'inoperabilita' del paziente. Per questi ammalati l'equipe cardiochirurgica e il laboratorio di Cardiologia Invasiva della clinica Montevergine di Mercogliano, rispettivamente dirette da Vincenzo Lucchetti e da Giovanni Sorropago, effettua una serie di tecniche minivasive che assicurano minor rischio, convalescenza breve e ridotta incidenza di complicanze. Tecniche realizzabili grazie all'uso di protesi cardiache che possono essere impiantate senza dover fermare il cuore e in alcuni casi senza dovere aprire il torace, passando attraverso un'arteria periferica. Queste tecniche prendono il nome di Tavi, acronimo inglese per Transcatheter Aortic Valve Implantation. I casi clinici vengono sottoposti all' heart team che sulla base di specifiche caratteristiche cliniche e anatomiche valuta la procedibilita' della Tavi. L'hearth team e' formato dal un cardiochirurgo, da un cardiologo interventista, da un anestesista, da un cardiologo e in alcuni casi dallo psicologo. Il successo della Tavi e' confermato dai dati: l'equipe del laboratorio di Cardiologia Invasiva della Montevergine, e' passata da 48 Tavi effettuate nel 2008 alle 132 del 2012. (segue)




