Bruxelles, 12 lug. (Adnkronos) - L'appuntamento è per il prossimo 10 settembre quando i parlamentari europei in plenaria dovranno votare il proposta approvata ieri dalla Commissione Ambiente della Ue (con 43 voti a favore, 26 contrari ed un astenuto) che mette un tetto alla produzione di biocarburanti. E' facile prevedere due mesi al calor bianco, non solo per contingenze estive, delle lobby che sostengono le posizioni dei produttori di biocarburanti assolutamente contrarie al limite del 5,5% sul totale dei carburanti verdi approvato in Commissione. Produttori e imprese agricole che forniscono la materia prima infatti hanno detto che il tetto proposto è assolutamente troppo basso e che avrebbe come immediata conseguenza la chiusura di impianti con conseguenti perdite di posti di lavoro. Jean-Philippe Puig, chief executive di Sofiproteol, che possiede il più grande produttore di biodiesel della Diester Industrie dell'UE, ha detto che il voto "è stato un pessimo colpo" che contribuirà ad aggravare una situazione già appesantita da un eccesso di produzione tanto che all'inizio del mese il Gruppo aveva già anticipato l'intenzione di voler chiudere due unità produttive. Su posizioni contrarie la Coldiretti che ha anzi definito il tetto del 5,5% proposto dalla Commissione "troppo cauto rispetto al problema dell'alternativa al consumo dei prodotti alimentari. La decisione, aggiunge la Coldiretti in una nota, non va nella direzione di tutelare le scelte di qualità dell'agricoltura produttiva e rischia di determinare situazioni di concorrenza nel mercato fondiario". L'obiettivo di introdurre una quota del 10% su totale carburanti riservata a quelli derivanti da fonti rinnovabili, la maggior parte dei quali sarebbe venuta proprio dai biocarburanti di prima generazione, era stata introdotta nel 2008 e avrebbe dovuto raggiungere la quota fissata entro il 2020. Da allora però una serie di studi ha evidenziato il potenziale danno ambientale causato da alcuni biocarburanti, soprattutto il biodiesel che rappresenta più dei due terzi della produzione totale della Ue pari a circa 13 miliardi di euro Recentemente poi uno studio del Centro Comune di Ricerca (CCR), ente interno alla Commissione, ha confermato che il biodiesel ricavato da colture come la colza è più dannoso per l'ambiente del gasolio tradizionale. La ricerca aveva inoltre rivelato che i biocarburanti provenienti da cereali e culture zuccherine hanno emissioni di Co2 molto inferiori rispetto a quelli derivanti dalla cola, dall'olio di palma malaysiano o dalla soya. Ma la ragione per cui i biocarburanti di prima generazione sono consideranti un problema è anche legata all'aumento di domanda per determinate colture a scapito di altre, con spostamento delle colture destinate all'alimentazione, incentivando il disboscamento ed il prosciugamento delle torbiere per ottenere nuovi terreni agricoli. Il tutto con una conseguenza inflattiva sui prezzi alimentari che andrebbe a discapito soprattutto delle popolazioni più povere. Tra l'altro, sempre secondo lo studio dell'ente di ricerca europeo, il cambiamento di destinazione d'uso dei terreni, può causare emissioni di carbonio tali da vanificare i risparmi teorici ottenuti grazie ai biocarburanti. La proposta approvata ieri in Commissione se sarà votata dal parlamento, renderà il tetto vincolante per l'industria dal 2020 mentre lo sarà da subito per i Governi. I membri della Commissione insieme al tetto hanno anche votato una proposta a favore di incentivi per i biocarburanti di seconda generazione, quelli cioè derivanti da rifiuti o da residui di lavorazioni agricole, considerati più sostenibili ma che sono ancora in una fase primaria di commecializzazione. Favorevole alla proposta di un tetto del 5,5% ai biocarburanti di prima generazione, votata ieri dalla Commissione Ambiente dell'Unione Europea, la Confagricoltura che, in una nota, sottolinea come la proposta (che passerà al vaglio dell'assemblea dei Parlamentari europei il prossimo 10 settembre) sia di notevole interesse al fine limitare soprattutto il cambiamento di destinazione dei terreni nei Paesi del terzo mondo e diminuire le emissioni di gas ad effetto serra. "Occorre difatti, si legge nella nota, concentrare l'attenzione sullo sviluppo di nuove tecnologie come la seconda e terza generazione che utilizzano anche e soprattutto sottoprodotti e rifiuti. Su questo aspetto va tenuto presente però che i problemi non si risolvono fissando solo restrizioni agli obiettivi sui biocarburanti di prima generazione ma soprattutto incentivando la ricerca e l'innovazione e tenendo conto delle diverse realtà agricole ed industriali dei Paesi membri. "Ciò anche in relazione al fatto che nel breve periodo i biocarburanti di seconda generazione potranno contribuire in modo limitato al raggiungimento degli obiettivi europei anche perché i sottoprodotti ed i rifiuti sono già inseriti in altre filiere industriali. Peraltro va ricordato, prosegue la nota della Confagricoltura, che i biocarburanti in Europa oggi sono prodotti nel rispetto di rigidi criteri finalizzati al rispetto della sostenibilità ambientale.




