(Adnkronos) - A possederlo per primo e' stata una famiglia toscana, legata al genio, che aveva vissuto per molto tempo proprio ad Acerenza. Da cinque anni, dopo il ritrovamento, e' iniziato un percorso di studi per la sua attribuzione che suffragano la teoria del "Leonardo lucano" autentico. Studi certosini che hanno coinvolto anche il nucleo di dattiloscopisti dell'Arma dei Carabinieri per l'analisi di una impronta digitale. Sul supporto ligneo e sul pigmento pittorico, inoltre, sono stati compiuti degli accertamenti scientifici da parte di esperti della Seconda Universita' degli studi di Napoli. E' stata condotta un'analisi Xrf (spettrometria o fluorescenza a raggi x) su vari punti dello strato pittorico mentre su minuscoli frammenti di legno prelevati dal retro della tavola sono state effettuate delle datazioni con il metodo del radiocarbonio con spettrometria di massa con acceleratore. Secondo tali studi, il reperto e' ascrivibile alla seconda meta' del XV secolo e potrebbe essere un Leonardo quarantenne o poco meno che cinquantenne. Piu' giovane del Leonardo immortalato nello splendido quadro che si trova a Torino. Ulteriore riscontro alla paternita' dell'opera e' la nota propensione di Leonardo per l'autoritratto, dal momento che ne ha lasciato piu' di uno. All'annuncio del ritrovamento non e' mancato lo scetticismo (espresso anche dal critico Vittorio Sgarbi) ma il 'placet' di Carlo Pedretti, ritenuto il massimo studioso in materia, ha dato un crisma alla teoria che appartenga al genio di Vinci. (segue)




