(Adnkronos) - "Ci aspettavamo di riscontrare una visibilita' marcata per episodi negativi di cui qualche rom si e' reso protagonista, ma non abbiamo trovato solo questo. Dall'analisi svolta emerge anche l'associazione sistematica dei rom con fatti negativi che non li vedono direttamente coinvolti", prosegue Curto. "Spesso queste associazioni raggiungono livelli discriminatori e vengono fatte ricorrendo a dichiarazioni riportate tra virgolette. Inoltre, un'altra modalita' riscontrata nel trattamento dei rom nella stampa e' quella di creare una separazione, un noi e un loro, i 'cittadini' e i rom: due gruppi divisi, diversi ontologicamente, che non si intersecano e il cui benessere e' alternativo". In altre parole "e' sufficiente essere rom per essere qualcosa di negativo, non serve compiere nessuna azione", aggiungono le tre volontarie. "L'indagine ha messo in luce il ruolo che la stampa ha nel costruire e confermare l'immagine sociale dei rom e come, a prescindere dalle intenzioni, il trattamento che essa fa dei rom possa contribuire a creare nell'opinione pubblica un'idea negativa di queste persone, rinforzando cosi' le barriere che impediscono la piena fruizione dei diritti civili e sociali da parte dei rom. Questo e' l'effetto, ed e' discriminatorio. Ma la stampa puo' essere non solo strumento di esclusione, ma anche di conoscenza e avvicinamento", afferma il presidente del Naga Cinzia Colombo. Per questo motivo il 'Naga' propone ai singoli giornalisti, all'Ordine dei giornalisti, ai titolisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e agli editori di: rispettare e applicare le Linee guida della Carta di Roma; firmare l'appello 'I media rispettino il popolo Rom', lanciato da Giornalisti contro il razzismo; dare voce ai cittadini rom e sinti, raccogliere le loro voci, interpellarli e ascoltarli come fonti. "Il Naga chiede anche ai singoli cittadini di farsi portatori di una rappresentazione diversa dei cittadini rom e sinti. Ciascuno di noi, infatti, nel suo quotidiano, nelle conversazioni con gli amici, sul lavoro, in famiglia, ha l'occasione di confermare o contrastare tanti piccoli stereotipi che circolano su rom e sinti. E' un lavoro culturale che non puo' essere compiuto da un singolo, cittadino o associazione, ma che ha bisogno di un impegno capillare e costante di ciascuno." conclude il presidente Colombo.



