Roma, 8 mag. - (Adnkronos) - Capannoni ed edifici industriali, ma anche uffici, abitazioni private e scuole. A 20 anni dalla legge nazionale, la Capitale non si è ancora liberata dall'amianto.Come testimoniano le telecamere Adnkronos/Prometeo, in un servizio video in onda oggi all'interno della rubrica tv dedicata alla sostenibilità, in coda ad 'Italia economia' e sul sito Ign (www.adnkronos.com). Non fa eccezione la sede storica della Rai di viale Mazzini. Qui la bonifica è stata avviata ma è ancora parziale ed è stata oggetto, dal 2011, di alcune audizioni in commissione di vigilanza Rai alle quali hanno risposto i direttori generali, prima Lorenza Lei, poi Luigi Gubitosi. (VIDEO) Lorenza Lei, racconta all'Adnkronos, Roberto Rao, ex parlamentare Udc e ex membro della commissione di vigilanza Rai, "mi rispose che il problema doveva ancora essere affrontato e che si stava cercando di trovare il modo di spostare provvisoriamente i dipendenti Rai per effettuare delle bonifiche nel palazzo". Il direttore generale Gubitosi, invece, "ha risposto, pochi mesi fa, che l'idea della Rai era di spostare definitivamente la sede della direzione generale e che stavano cercando sul mercato un palazzo e degli immobili in grado di ospitare quella che fino ad oggi è stata la sede storica della Rai". L'azienda in effetti è alla ricerca di una sede alternativa, in grado di ospitare 1400 postazioni di lavoro, e che sia pronta per gennaio 2014. Nel frattempo, i dipendenti continuano a lavorare nell'edificio. Nonostante le richieste non siamo riusciti a sapere dalla Rai a che punto siano i lavori di bonifica in viale Mazzini. Ma la Rai non è un caso isolato. Negli uffici di viale dell'Arte, all'Eur, sede storica dell'Imi Spa, poi sede secondaria di Sanpaolo Imi e dal 2007 sede di alcune società del gruppo Intesa Sanpaolo, per circa 30 anni i dipendenti hanno lavorato inconsapevolmente in un edificio contenente amianto, oggi bonificato. Secondo quanto riferisce una ex lavoratrice, in pensione dal 2005, "nessuno, tanto meno io, ha mai saputo che quello era un edificio in acciaio coibentato in amianto". All'inizio, aggiunge, "ho avuto disturbi respiratori. Adesso, a distanza di 30 anni, mi è stata ufficialmente riconosciuta l'asbestosi, malattia tipica dei professionalmente esposti". Ma non è stata l'unica. "Su 600 dipendenti 50-60 sono deceduti per patologie tumorali e altri 29 stanno male". Intesa Sanpaolo conferma il rinvenimento di materiali contenenti amianto nell'immobile e specifica di aver proceduto con interventi di bonifica, e con ampia informativa, ma solo successivamente al 2007. In generale, nel Lazio, su 1.300 siti con presenza di amianto, più di mille si trovano nel territorio della provincia di Roma. Le coperture in cemento amianto, spiega Fulvio Cavariani, responsabile centro regionale amianto del Lazio, "che rappresentano secondo noi il 90% della quantità dei materiali ancora installati, ci hanno portato a fare, circa un anno fa, una stima nella peggiore delle ipotesi di una presenza di materiale installati pari ad un milione di tonnellate. Attualmente i dati in nostro possesso sulla rimozione dei materiali ci portano a dire che in media ne rimuoviamo 10 mila tonnellate l'anno". Il calcolo è semplice: di questo passo, per bonificare Roma serviranno ancora 100 anni. Ma mentre incertezza e confusione regnano, l'amianto continua a mietere vittime: i casi di mesotelioma certi nella sola provincia di Roma sono 310. "Nella nostra casistica circa il 70-75% dei casi sono facilmente ascrivibili a esposizioni professionali del passato" sottolinea Cavariani. Per l'esposizione professionale all'amianto c'è la possibilità di ricorrere all'Inail per il risarcimento assicurativo che però non è previsto per chi invece si è ammalato per un'esposizione ambientale, ovvero per motivi non riconducibili ad attività lavorativa. Se non c'è una correlazione con un periodo lavorativo regolare "purtroppo queste persone sono destinate a non avere alcun riconoscimento per questo danno", conclude Cavariani. A marzo il ministero della Salute ha presentato il piano nazionale amianto. Adesso spetta agli enti locali, primi fra tutti le Regioni, mettere in pratica gli interventi necessari affinché questo documento non rimanga una mera intenzione d'intenti.




