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'Ndrangheta: omicidio Caccia, figli chiedono verita'

domenica 9 giugno 2013
'Ndrangheta: omicidio Caccia, figli chiedono verita'

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Torino, 6 giu. (Adnkronos) - "Si e' detto che Torino e' la "citta'-laboratorio": sarebbe bello che, ricordando il sacrificio di nostro padre, diventasse da quest'anno, seguendo la scia di altre realta' italiane, anche un laboratorio di Verita"'. Lo scrivono Guido, Paola e Cristina, figli di Bruno Caccia, il procuratore capo di Torino ucciso il 26 giugno di trent'anni fa dalla 'ndrangheta, in una lettera alla Citta' che sta organizzando la celebrazione per il trentennale dall'omicidio in Municipio. Un'iniziativa che "onora la memoria di nostro padre e ci fa profondamente piacere" scrivono anche se sottolineano che "gli elogi fanno piacere a chi ha avuto Bruno Caccia come familiare o amico; l'analisi storica e' piuttosto un dovere: il dovere di far conoscere il suo operato inquadrato nel contesto di quegli anni, al fine di fornire la chiave di lettura necessaria a comprendere i veri motivi che hanno portato alla sua uccisione.Perche' cio' che durante questi 30 anni sta diventando sempre piu' chiaro e' che l'assassinio di Bruno Caccia non e' stato un gesto isolato, progettato in autonomia da un boss locale (unico condannato) e compiuto dalla mano di due sicari ancora oggi sconosciuti, ma e' stato qualcosa di piu' complesso, un delitto commesso non tanto e non solo perche' Bruno Caccia era un magistrato integerrimo, quanto per tutelare concretamente gli enormi interessi che dal suo operato potevano essere messi a rischio". Secondo i figli del procuratore "I cittadini hanno diritto di conoscere la verita' su cio' che e' successo".