Milano, 20 apr. (Adnkronos) - Nessuna sorpresa, nessuna 'invadenza' della Cassazione, il processo sull'omicidio di Chiara Poggi "doveva essere riaperto perche' quando muore una ragazza di soli 26 anni e ci sono elementi che non sono stati analizzati e' un dovere farlo, per la vittima e per la sua famiglia". Gian Luigi Tizzoni, legale di parte civile, non ha mai smesso di credere di poter convincere i giudici della Suprema Corte sull'opportunita' di riaprire il processo. Un "dovere" non lasciare nulla di intentato: dall'analisi mitocondriale su un capello trovano nella mano della vittima, al sequestro di una bicicletta in possesso della famiglia Stasi. Elementi che, spiega Tizzoni all'Adnkronos, "potranno concorrere a dare un quadro piu' preciso di quanto accaduto" nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007 e che possono dimostrare "la colpevolezza di Alberto Stasi", unico imputato assolto in primo e secondo grado. Una decisione quella della Cassazione di annullare la sentenza e rinviare a nuovo giudizio, davanti a un'altra sezione della corte d'assise d'appello di Milano cui si rimette "la regolamentazione delle spese di parte civile", le cui motivazioni devono ancora essere rese note, ma che ha gia' provocato qualche polemica. (segue)



