Libero logo

Immigrati: superstiti naufragio, somalo era nostro carceriere (2)

domenica 10 novembre 2013
Immigrati: superstiti naufragio, somalo era nostro carceriere (2)

2' di lettura

(Adnkronos) - Secondo gli inquirenti il gruppo di circa 130 migranti di nazionalità eritrea, intercettato nel deserto dal gruppo armato a capo del quale vi era proprio Muhidin "che ha bloccato il convoglio anche utilizzando un pick-up con una mitragliatrice installata sul tetto, e' stato sequestrato e condotto con la forza e sotto la minaccia delle armi nel paese di Sheeba, in Libia, e la' i migranti sono stati rinchiusi all'interno di una grande abitazione in attesa che i familiari pagassero il riscatto richiesto (3.300 dollari USA a testa) per poi proseguire il viaggio verso Tripoli e da li' essere imbarcati clandestinamente per l'Italia". Tutte gli eritrei ascoltati dai poliziotti, guidati dal capo della Mobile di Agrigento Corrado Empoli e dal capo della Mobile di Palermo, Maurizio Calvino, hanno descritto "dettagliatamente - come si legge nel fermo di polizia - le continue violenze fisiche e le torture che avevano subito, consistenti ad esempio nel colpirli nelle piante dei piedi con manganelli e scariche elettriche, nel soffocarli, nel malmenarli ripetutamente chiamandoli "esseri inferiori" nonché gli stupri ripetuti cui erano state sottoposte le venti donne che viaggiano con loro, non solo da parte dell'indagato e degli altri componenti della banda, ma anche da parte di altri soggetti, in genere libici, ai quali le donne erano state "offerte in dono" in occasione delle loro visite presso il luogo del sequestro". I sopravvissuti hanno aggiunto che dopo un periodo di sequestro di circa due settimane, e solo dopo avere ricevuto il pagamento della somma di denaro di circa 3300 dollari per ognuno di loro, pagata o direttamente in contanti a degli incaricati di Muhamid, ovvero attraverso dei trasferimenti in denaro con money transfer su codici indicati dagli stessi sequestratori, da parte dei loro parenti in Eritrea, Sudan o Israele, gli stessi erano stati trasportati in Libia e da lì consegnati ad altri componenti di una organizzazione criminale, avente a capo tale Ermias per organizzare la traversata verso le coste italiane. (segue)