(Adnkronos) - Vent'anni dopo, quando Verdi ha gia' scritto l"Aida' e ha deciso di ritirarsi dal teatro, e' l'editore Giulio Ricordi a vedere, nel rimaneggiamento del 'Simon Boccanegra', l'occasione di una riconciliazione tra il compositore e il giovane Arrigo Boito, che portera' i due alle proficue collaborazioni foriere di 'Otello' e 'Falstaff', gli ultimi due capolavori verdiani. Inizia cosi' una fitta corrispondenza tra Verdi e Boito grazie alla quale l'opera viene profondamente modificata nell'architettura drammatica e nel linguaggio musicale. Verdi modifica la scrittura musicale del prologo e di molta parte dell'opera, ma l'intervento piu' radicale viene apportato al secondo quadro del primo atto. Boito aveva immaginato la scena nella chiesa di San Siro, ma Verdi ha gia' in mente la soluzione per dare nuova forza drammatica all'atto: "A questo proposito -scrive in una lettera- mi sovviene di due stupende lettere di Petrarca, una scritta al Doge Boccanegra, l'altra al Doge di Venezia, dicendo loro che stavano per intraprendere una lotta fratricida, che entrambi erano figli d'una stessa madre: l'Italia, ecc. ecc. Sublime questo sentimento d'una patria italiana in quell'epoca!". E per questo respinge le proposte di Boito. Il risultato e' un capolavoro musicale e drammatico, tra i momenti piu' alti di tutto il teatro verdiano. La versione definitiva va in scena alla Scala il 24 marzo del 1881. Verdi e' soddisfatto, e pochi giorni dopo scrive all'amico Opprandino Arrivabene: "Ora se lo vuoi sapere, ti diro' che il 'Boccanegra' potra' fare il giro dei teatri come tant'altre sue sorelle, malgrado il soggetto sia triste assai".




