(Adnkronos) - "Gli importi aggiuntivi piu' rilevanti in valore assoluto", si legge nel rapporto Irpet, "provengono dai servizi pubblici", per accedere ai quali i cittadini pagano 15 euro in piu' pro capite contro i 7 euro della media italiana. Allo stesso tempo, aumentano di pari importo "i proventi da utili netti di societa' e partecipate, a evidenziare una razionalizzazione del sistema della partecipazione". In aumento, infine, anche i proventi da affitti e canoni, "a indicare una gestione piu' oculata del patrimonio". Sul fronte dei servizi alla persona, come da tradizione, si conferma un "profondo legame fra Enti pubblici e operatori non profit", cioe' con il mondo del volontariato e una sostanziale tenuta del livello dei serviri erogati. Il rapporto ha evidenziato "il ruolo centrale e tuttora crescente svolto dalle organizzazioni di terzo settore nell'erogazione dei servizi socio-assistenziali, socio-sanitari ed educativi di competenza di Comuni e aziende sanitarie". Le amministrazioni locali hanno reagito alla penuria di risorse adottando tre strategie: "L'eliminazione dei servizi non strettamente indispensabili, l'incremento delle quote di partecipazione a carico degli utenti e la riduzione dei trasferimenti alle famiglie, la ricerca di operatori esterni a costi sempre piu' ridotti". I vincoli di riduzione della spesa delle amministrazioni hanno avuto ripercussioni sul terzo settore in termini di "opportunita' e condizioni di lavoro". Infine, "molto pesanti rischiano di essere le ripercussioni sui cittadini, che a fronte di bisogni crescenti, ad esempio quelli legati all'invecchiamento della popolazione, sembrano doversi preparare a una riduzione delle prestazioni assistenziali erogate tradizionalmente dagli enti locali".




